La nostra società sta escludendo i giovani

Alla fine del 2016 il Papa ha tenuto una omelia di fronte al presepe e su questa ha provato a fare un importante ed interessante approfondimento sul tema dei giovani. Con questo intervento, che segue molti altri, viene riportato al centro dell’attenzione il tema dei giovani e del loro inserimento nel mondo del lavoro. Temo che come già accaduto, questo intervento non sarà altro che l’ennesimo impulso ad occuparsi di loro ma verrà travolto da altre emergenze che ci distoglieranno nuovamente dal problema. Sta a noi non far decadere l’attenzione…

“Guardando il presepe – ha detto il Papa – incontriamo i volti di Giuseppe e di Maria. Volti giovani carichi di speranze e di aspirazioni, carichi di domande. Volti giovani che guardano avanti con il compito non facile di aiutare il Dio-Bambino a crescere. Non si può parlare di futuro senza contemplare questi volti giovani e assumere la responsabilità che abbiamo verso i nostri giovani; più che responsabilità, la parola giusta è debito: sì, il debito che abbiamo con loro. Parlare di un anno che finisce è sentirci invitati a pensare a come ci stiamo interessando al posto che i giovani hanno nella nostra società. Abbiamo creato una cultura che, da una parte, idolatra la giovinezza cercando di renderla eterna, ma, paradossalmente, abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati dalla vita pubblica obbligandoli a emigrare o a mendicare occupazioni che non esistono o che non permettono loro di proiettarsi in un domani. Abbiamo privilegiato la speculazione invece di lavori dignitosi e genuini che permettano loro di essere protagonisti attivi nella vita della nostra società. Ci aspettiamo da loro ed esigiamo che siano fermento di futuro, ma li discriminiamo e li condanniamo a bussare a porte che per lo più rimangono chiuse. Siamo invitati a non essere come il locandiere di Betlemme che davanti alla giovane coppia diceva: qui non c’è posto. Non c’era posto per la vita, per il futuro. Ci è chiesto di prendere ciascuno il proprio impegno, per poco che possa sembrare, di aiutare i nostri giovani a ritrovare, qui nella loro terra, nella loro patria, orizzonti concreti di un futuro da costruire. Non priviamoci della forza delle loro mani, delle loro menti, delle loro capacità di profetizzare i sogni dei loro anziani. Se vogliamo puntare a un futuro che sia degno di loro, potremo raggiungerlo solo scommettendo – ha detto il Papa citando il discorso che ha pronunciato a maggio scorso quando le istituzioni europee gli hanno conferito il premio Carlo Magno – su una vera inclusione: quella che dà il lavoro dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale. Guardare il presepe ci sfida ad aiutare i nostri giovani perché non si lascino disilludere davanti alle nostre immaturità, e stimolarli affinché siano capaci di sognare e di lottare per i loro sogni. Capaci di crescere e diventare padri e madri del nostro popolo”

Come dicevo sopra è nostro compito quello di mantenere una attenzione che ci permetta di “Non privarci della forza delle loro mani, delle loro menti, delle loro capacità di profetizzare i sogni dei loro anziani.”

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