Relazione Conclusiva commissione Automotive

Il prossimo 9 febbraio verrà discussa e votata in Consiglio Comunale la relazione conclusiva della commissione automotive di cui mi sono occupato e che ho presieduto negli scorsi mesi. Eccovi un “assaggio” delle conclusioni e degli indirizzi ai quali siamo giunti. Dagli approfondimenti effettuati nel lungo lavoro delle audizione emerge in modo evidente che ormai il territorio torinese sta sempre più diventando un “fornitore” a livello globale del settore automotive, non solo per FIAT, ma soprattutto per molti produttori di auto che vedono a Torino un territorio interessante per l’approvvigionamento di materiali e prodotti di alta qualità oltre che ad un “ecosistema” di competenze nel settore. (dall’intervento di P.Fassino – 9/5/2014).
Parafrasando quanto detto in apertura della presentazione del piano industriale FCA è probabile che i rapporti tra il Comune di Torino ed FCA abbiano necessità di scrivere un nuovo libro, piuttosto che aprire un nuovo capitolo. La globalizzazione ed il progresso tecnologico, che oltre ad aver decimato le industrie manifatturiere hanno trasformato il territorio metropolitano, sono i due elementi che ci fanno pensare in modo nuovo ad un rapporto che per troppo tempo è stato rappresentato da una reciproca dipendenza. I soggetti che compongono l’eredità culturale del contesto metropolitano possono essere quel tessuto, quell’ecosistema che fa di Torino un luogo come nessun altro nel mondo ed è in quest’ottica che in modo paritario ci si deve proporre, ognuno con le proprie peculiarità valorizzando il capitale umano a disposizione di ognuno degli stakeholder. La globalizzazione ed il progresso tecnologico hanno trasformato molti beni materiali, tra cui le automobili, in prodotti a “buon mercato”, ma hanno anche innalzato il ritorno al capitale umano ed all’innovazione. Forse oggi a Torino si può avere la percezione più che in altre città italiane che per la prima volta nella storia, il fattore economico più prezioso non è il capitale fisico, o qualche materia prima, ma la creatività e l’innovazione.
Nei prossimi decenni la competizione globale sarà incentrata sulla capacità di attrarre capitale umano e imprese innovative. Il numero e la forza degli hub dell’innovazione di un Paese ne decreteranno la fortuna o il declino. I luoghi in cui si fabbricano fisicamente le cose seguiteranno a perdere importanza, mentre le città popolate da lavoratori interconnessi e creativi diventeranno le nuove fabbriche del futuro. (E.Moretti – La Stampa)
La politica economica del nostro territorio deve oggi puntare a costituire, almeno dentro le maggiori aree metropolitane, dei nuclei dove ai knowledge workers, i lavoratori della conoscenza, sia data la facoltà di aggregarsi e di associarsi, così da non lasciar disperdere un patrimonio professionale già ora compromesso e sottoutilizzato. Ma ciò non è in alternativa a mantenere vigile l’attenzione verso la «manifattura intelligente».
L’industria manifatturiera piemontese, non può essere giudicata superata, dovremmo invece tornare a sottolinearne la sua modernità. Vale però la pena interrogarsi sulla natura dell’industria oggi, iniziando dalle sue radici piú profonde nell’economia reale, che sono i luoghi di produzione, le fabbriche, appunto.
Oggi la produzione di oggetti fisici “generici” come vestiti, telefoni, mobili o automobili che non abbiano al loro interno elevati elementi di innovazione, non genera più molto valore aggiunto, e ancor meno posti di lavoro come stiamo sempre più constatando nel nostro territorio. La concorrenza globale è altissima, e questo implica margini molto bassi. In più, nuovi macchinari e nuove tecnologie permettono di produrre sempre di più usando sempre meno lavoratori.
I dati parlano chiaro: l’occupazione nell’industria sta calando da decenni in tutti i paesi occidentali ed in particolare in Italia e nell’area torinese. Negli Stati Uniti la percentuale di occupati sul totale della forza lavoro si è quasi dimezzata. Lo stesso vale per Italia, Gran Bretagna, Giappone e persino per la Germania.
Nei prossimi decenni la competizione globale sarà incentrata sulla capacità di attrarre capitale umano e imprese innovative. I buoni lavori e i buoni salari sono sempre più connessi alla produzione di nuove idee, nuovo sapere e nuove tecnologie. L’agglomerazione geografica delle industrie nuove e del capitale umano in poche regioni chiave sarà sempre più marcata. Il numero e la forza degli hub dell’innovazione di un Paese ne decreteranno la fortuna o il declino. I luoghi in cui si fabbricano fisicamente le cose seguiteranno a perdere importanza, mentre le città con un’alta percentuale di lavoratori a scolarità elevata diventeranno le nuove fabbriche, centri per la produzione di idee, sapere e valore.
Negli anni a venire, le regioni del Vecchio continente che riusciranno ad attrarre innovazione e capitale umano saranno quelle vincenti, proprio come sta già succedendo in America per gli hub dell’innovazione. Le regioni d’Europa che non riusciranno ad attrarre innovazione e capitale umano saranno destinate a un inevitabile declino, proprio come sta già avvenendo per la terza America, quella degli ex centri industriali in crisi. (E.Moretti)
Quanto riportato sopra può dare risalto al fatto che sia sempre più importante sottolineare la presenza, il mantenimento e lo sviluppo del settore automotive nella nostra area metropolitana in quanto questo porta con sé alcuni elementi fondamentali quali:
– la creazione di valore aggiunto e ricchezza sul territorio
– lo sviluppo (seppur contenuto) di occupazione, soprattutto con qualifiche medie e alte
– lo sviluppo di comparti (come i sevizi tecnici) connessi
– la possibilità dell’insediamento di nuovi “player” con unità locali di uffici acquisti, progettazione, ricerca e sviluppo, ma anche la possibilità di giugnere a un ‘insediamento produttivo’ di altri soggetti che potrebbero trovare in Torino la localizzazione ideale di un suo polo europeo (con ricadute occupazionali molto ampie e rivolte anche a figure profgessionali “di base”)
– la crescita di una “situazione ambientale”, di un “ecosistema” di sviluppo tecnologico che crea il quadro ideale per la crescita anche di altri settori produttivi non direttamente connessi, rendendo la città e il suo territorio sempre più attrattivi non solo per gli aspetti tecnico professionali, ma anche sociali e culturali.

In passato esisteva la tradizione di analizzare le fabbriche attraverso i soggetti professionali investiti del compito di organizzare la produzione (ingegneri e tecnici fondamentalmente) e di quanti ne smontavano i meccanismi per tutelare il lavoro e l’esistenza degli operai che vi erano addetti, in una condizione in cui si rischiava spesso di cadere nell’errore di rispecchiare nell’organizzazione della fabbrica la radice delle relazioni di potere.

Il superamento di quel modello ci ha portato a dover costruire un approfondito lavoro di ascolto all’interno della commissione, ma anche alla considerazione che la fabbrica è lo spazio della cooperazione dove la presenza del lavoro ed il miglioramento della qualità del lavoro stesso ha anche l’effetto di migliorare la qualità della vita.
Le audizioni e gli approfondimenti ci hanno fatto percepire che le «forze della produzione» oggi sono un impasto di organizzazione, tecnologia, carattere e intelligenza che imprimono il movimento e il ritmo di una fabbrica.
Oggi la fabbrica contemporanea è una clinica più che un’officina meccanica, senza fumo, senza rumore, senza olio e sporcizia, con pavimenti lucidi, possibilmente bianchi. Un luogo dove l’automazione non sostituisce l’uomo, ma ne diventa complemento fondamentale. Il lavoro umano è diverso da quello alienante, ripetitivo e sempre uguale delle vecchie linee di montaggio. Anche gli operai non qualificati hanno un ruolo partecipativo e cognitivo e un coinvolgimento nei processi decisionali. La fabbrica contemporanea richiede regole che favoriscano la partecipazione e la flessibilità.
Si parla spesso di «manifattura intelligente» perché oggi, nelle nuove fabbriche e nella nuova industria, si produce conoscenza, insieme con i manufatti e con i servizi. Anzi, è evidente dalle analisi effettuate, che la produzione continua e cumulativa di conoscenza sia quanto può assicurare alle fabbriche e all’industria italiane e soprattutto piemontesi, un futuro. Questo futuro, sebbene su basi ridimensionate ed esigue rispetto al panorama completo, abbiamo avuto la possibilità di scorgerlo negli approfondimenti, nelle audizioni e nei sopralluoghi effettuati all’interno della commissione consigliare speciale sul settore manifatturiero ed automotive ed è questa osservazione che ci ha portato a pensare che il settore produttivo dell’automotive torinese rappresenta il punto di partenza tecnico e socio-culturale che può permettere al nostro territorio di mantenere e rilanciare la vocazione industriale del settore che rappresenta il nostro “heritage”, l’eredità culturale sulla quale costruire il nostro futuro.
La politica si deve assumere la responsabilità ed il ruolo di catalizzare, collegare ed alimentare la rete di tutti i soggetti coinvolti in grado di costruire l’ “ecosistema Torino” con l’obiettivo di offrire ai torinesi ed al territorio metropolitano un rinnovato periodo di crescita economica, culturale e di inclusione e coesione sociale.

A fronte delle analisi effettuate vengono riportate alcune proposte di indirizzo per il territorio torinese soprattutto nell’ottica della città metropolitana.

 

6.1 – Una Piattaforma di Politiche integrate per l’innovazione: rapporti e relazioni costanti con gli stakeholder del territorio.
La forte presenza di FIAT nel territorio torinese ha sempre costituito nel bene e nel male l’opportunità di un soggetto di riferimento in grado di coagulare e correlare tutte le piccole, medie e grandi imprese che avevano a che fare con FIAT stessa o comunque che erano riconducibili a quel che veniva definito “indotto” dell’auto. Gli approfondimenti svolti hanno dato evidenza del fatto che oggi il tessuto produttivo manifatturiero non è più coagulato attorno ad una grande impresa, ognuno dei soggetti gioca una partita a sé e a volte anche in forma concorrenziale con altri soggetti presenti sullo stesso territorio, sebbene buona parte dei clienti non appartengano più ad un mercato interno (regionale o nazionale). Se da una parte si è differenziata la tipologia dei clienti non più unici e non più in un mercato interno, dall’altra parte le scelte di FIAT in FCA e le esigenze del mercato dell’automobile, hanno caratterizzato la maggiore industria di automobili italiana in un soggetto che guarda più facilmente ai mercati internazionali piuttosto che ai mercati interni.
Il territorio torinese ha però ancora un tessuto produttivo che grazie alla sua storia, alla sua knowledge base, costituisce quell’eredità culturale che rende diversa la nostra area metropolitana da qualunque altro luogo in quanto anche da un punto di vista economico permette di produrre con costi inferiori e con maggiore qualità, perché la cultura compensa i costi del lavoro.
In un tempo in cui è sempre più necessario creare relazioni e rete anche con l’affievolimento del ruolo locale di soggetto industriale che “guida” in modo autorevole le fabbriche locali sui mercati interni ed esterni, il territorio torinese deve proporsi come un soggetto unico all’interno del quale possano trovare parte i portatori di interesse attorno al settore manifatturiero ed automotive.
A questo scopo non si ritiene necessaria la definizione dell’ennesima agenzia, bensì di una piattaforma di politiche integrate per l’innovazione all’interno della quale far convergere soggetti appartenenti alle istituzioni ed alla politica (Comuni e soggetti istituzionali locali), Piccole Medie e Grandi imprese, Atenei, Centri di Ricerca, Formazione e scuole Professionali, Parti Sociali.
A fianco della piattaforma riteniamo importante la presenza di una sorta di cabina di regia operativa che dovrebbe assumere un ruolo operativo, concreto , efficace, significativo ed orientato ai risultati. Uno spazio dove poter definire strategie anche “coraggiose” ed in grado di assumere il ruolo di coordinamento e collegamento, oltre alla capacità di assolvere al compito di comunicazione verso la comunità internazionale.
In quest’ottica è possibile recuperare e dare nuovo ruolo ai Poli di Innovazione già costituiti a livello regionale (nell’ambito della filiera automotive ad es. è già attivo il Mesap – Polo di innovazione per la Meccatronica e i Sistemi avanzati di produzione), recuperando le buone prassi avviate da alcuni di questi poli ed arricchendole di nuovi soggetti in grado di rappresentare le potenzialità innovative del territorio. La presenza delle istituzioni all’interno della piattaforma si rende necessaria per potersi spendere a livello globale interloquendo con analoghi soggetti istituzionali all’estero. E’ sempre più frequente infatti che in grandi progetti europei ed internazionali sia necessaria la presenza di tutti i soggetti portatori di interesse del territorio per poter interloquire a tutti i livelli (Istituzionale, Formativo, Ricerca, Imprenditoriale) con i partner internazionali anche con l’obiettivo di garantire maggiore coinvolgimento e continuità.
Riteniamo che il ruolo di ascolto assunto dalla commissione in questo periodo sia da recuperare e da definire in modo più continuativo e permanente anche in capo all’assessorato competente per garantire un costante e costruttivo confronto tra i soggetti che a vario titolo ruotano attorno alle tematiche della produzione manifatturiera.
6.2 – Il Sostegno alle imprese
Supportare il lavoro delle imprese, anche attraverso i fondi strutturali previsti sul nostro territorio, con azioni di sostegno che possono concretizzarsi in alcune linee guida quali:
– sostegno allo sviluppo tecnologico e della attività di ricerca e sviluppo
– sviluppo dei rapporti commerciali con l’estero
– supporto finanziario per gli investimenti aziendali anche favorendo azioni di Venture Capital e di equità
– supporto e sviluppo delle strutture formative locali nell’ottica della definizione di un cluster di formazione e di sviluppo della cultura tecnica e manageriale
– promuovere, approfondire e rinnovare anche sulla base delle proposte che emergono dalle imprese stesse, le opportunità messe in atto dal Contratto di Insediamento

6.3 – Ricerca e attrazione di imprese, semplificazione e “riutilizzo”
Definire un soggetto in grado di valorizzare le potenzialità del territorio attraverso la ricerca attiva di imprese in grado di insediarsi sul territorio nell’ottica di sostenere l’innovazione e la crescita del sistema.
La creazione di un ecosistema innovativo avviene anche attraverso l’attivazione territoriale di un mix di soggetti locali ed internazionali in grado di far fiorire le idee nate. A questo scopo sono necessari sia i soggetti che creano l’ecosistema (le istituzioni) sia i soggetti che fanno nascere e fiorire le idee e le attività (le imprese).
Sulla base di queste affermazioni e dalle audizioni riteniamo che il soggetto in grado di ricercare ed attrarre imprese dovrebbe avere un ruolo attivo di ricerca di imprese, partendo da startup innovative per arrivare fino a grandi gruppi industriali. Il ruolo dovrebbe essere da un lato quello di “scouting” delle migliori imprese che varrebbe la pena ‘impiantare’ nel territorio torinese e dall’altro lato quello di creare le opportunità di semplificazione affinchè l’insediamento sia facilitato ed incentivato.
Parallelamente al ruolo citato occorre ricordare che il territorio torinese ha degli stabilimenti vuoti (ad esempio San Giorgio Canavese e Bairo, di proprietà della Pininfarina) a disposizione di un secondo produttore di auto per quasi 100mila vetture/anno riteniamo importante la definizione di un “comitato” costituito dal miglior mondo sociale, imprenditoriale, politico, culturale di Torino per promuovere nel mondo, presso i costruttori di auto, l’insediamento di attività produttive in quei siti. In questo contesto è importante ricordare che il territorio non ha solo a disposizione gli spazi, ma anche le persone.
4 – Un luogo di raccolta delle esperienze e delle conoscenze torinesi nel settore industriale
La rete di relazioni, i rapporti, la storia e l’eredità culturale presente attorno a Torino sul tema manifatturiero ed automotive, ci fa pensare che sia giunto il tempo per costruire una memoria e nello stesso tempo un luogo di studio all’interno del quale depositare tutte le conoscenze e competenze presenti nel nostro territorio. Riteniamo che sia ora il momento di costruire un luogo che conservi tutte le conoscenze che sono state prodotte in questi anni sul sistema dell’auto. Sarebbe importante raccogliere sistematicamente i materiali, un luogo che faccia un centro permanente di formazione ed informazione. Un luogo di conoscenza industriale e del sistema dell’auto torinese.
Il luogo non dovrebbe essere connotato esclusivamente da un punto di vista tecnico o in modo particolare con una sola impresa. La presenza di uno spazio di studio e approfondimento simile ad una biblioteca potrebbe avere la giusta complementarietà con il museo dell’auto.
5 – Una Academy per proporre un nuovo modello di fabbrica intelligente
Dall’intervento in commissione del sindaco Fassino “Ricerca e innovazione, formazione delle risorse umane, questi sono i temi che caratterizzeranno le fabbriche del futuro. Per stare a questa sfida bisogna pensare alla fabbrica in modo nuovo. Nelle scorse settimane abbiamo avuto alcuni incontri con CNR – Centro Ricerche Fiat – FIAT – Politecnico di Torino, per immaginare questo tipo di approccio. Come sosteniamo questo processo? Come costruire il percorso ponendosi il tema della fabbrica del futuro?”
Torino può diventare il luogo di pensiero della fabbrica intelligente, della smart factory di cui abbiamo parlato in precedenza. Il modello proposto dal World Class Manufacturing può essere uno degli aspetti per esportare la “torinesità” di un approccio al lavoro che caratterizza l’eredità culturale del nostro territorio?
Da quanto emerge nella commissione riteniamo importante per il Comune di Torino di agire nella direzione della definizione e nascita di una Academy che analizzi e progetti la fabbrica intelligente del futuro. Questo spazio, connesso con Università e Politecnico, Centri di Ricerca, Formazione professionale, imprese del settore e parti sociali potrà diventare il luogo dove formare i futuri manager aziendali, perché da Torino può nascere un nuovo modello di impresa e di approccio al lavoro, un nuovo modello di relazioni industriali e nuovi rapporti con i lavoratori.
Questa azione non può che fondarsi sul rafforzamento della competitività internazionale degli Atenei presenti sul territorio affinchè questi diventino il riferimento non solo locale per la futura classe dirigente sia da un punto di vista gestionale che tecnico scientifico, nonché riferimento per lo sviluppo dell’attività di ricerca e della proprietà intellettuale.
6 – Sperimentare nuovi spazi di collaborazione tra Comune di Torino e FCA: dalla Smart Factory alla Smart City
Dalle caratteristiche peculiari evidenziati dal World Class Manufacturing è possibile mutuare alcune caratteristiche che possono diventare una occasione di miglioramento continuo anche per la Pubblica Amministrazione. Dal momento che il WCM è stato già verificato ed applicato in numerose aziende di servizi (ad es. Royal Mail, banche ed assicurazioni) riteniamo importante approfondire le opportunità proposte da questo modello organizzativo basato sulla “lean manufacturing” per evidenziare possibili applicazioni nell’ambito della pubblica amministrazione ed in particolare in qualche settore del Comune di Torino.
Questa proposta avrebbe un duplice obiettivo in quanto, se da un lato può essere una occasione per mutuare ed applicare percorsi di eccellenza presenti in grandi gruppi industriali del nostro territorio, dall’altro lato potrebbe costituire una opportunità per creare nuovi legami con FCA che non si basino esclusivamente su rapporti istituzionali.
Il World Class Manufacturing applicato alla Pubblica Amministrazione si trasforma in World Class Public Administration caratterizzando l’operato dell’amministrazione pubblica secondo alcuni principi fondamentali (come proposto da FCA stessa nella visita del 14/11/14) quali:
1. Eliminazione di perdite e sprechi e valore per il cittadino
2. Orientamento all’innovazione: Soluzioni intelligenti per la qualità della vita (energia, ambiente, sicurezza, etc.)
3. Approccio multidisciplinare (competenze tecniche e manageriali)
4. Problem solving, approccio Plan Do Check Act e miglioramento continuo come mindset
5. Gestione del Cambiamento
6. Partecipazione e coinvolgimento
7. Sistema di indicatori per il monitoraggio continuo
8. Gestione delle competenze e sviluppo dei talenti
E’ evidente che il Comune di Torino ha già messo in campo in confronto ad altre pubbliche amministrazioni, sistemi connessi al miglioramento continuo ed alla qualità, che la pongono tra le migliori amministrazioni a livello nazionale. E’ proprio nell’ottica del miglioramento continuo che la commissione ritiene opportuno avviare percorsi e spazi di confronto con esperti del WCM per verificare ambiti di progresso o per consolidare buone prassi già attive. Il modello di Smart City che stiamo costruendo a Torino potrebbe beneficiare del confronto e delle possibilità offerte da un World Class Public Administration con l’obiettivo di caratterizzare la Smart City stessa in modo integrato con i soggetti che caratterizzano il tessuto produttivo locale.
L’applicazione di un modello che richiama la Smart Factory all’interno della amministrazione e che vede presente sul proprio territorio proprio quella stessa “smart factory” che ha applicato un approccio World Class alla manifattura, potrebbe essere il filo conduttore del “nuovo libro” che FCA e Comune di Torino possono iniziare a scrivere insieme.

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