Cosa devo fare per trovare un lavoro? Questa è la domanda più frequente di chi…
Servizio di accoglienza per 13 donne in difficoltà
Avevo già scritto un post su questo tema, vi aggiorno sulla situazione del dormitorio in v.Dina. Dopo numerose sollecitazioni sono emerse alcune proposte, ma ognuna di questa ha delle controindicazioni:
Via Falchera 80 (proposta ATC): ci sono molti lavori di ristrutturazione, lavoro di accompagnamento sociale per l’inserimento delle persone in una zona con problemi simili a quelli di V.Dina
V.Osoppo: è stato fatto un sopralluogo che ha verificato la presenza di amianto incapsulato nei muri. L’amianto è inerte se non toccato, ma basterebbe l’utilizzo di un tassello per mettere a rischio la struttura. L’ing. Quirico (dirigente del settore ptrimonio del Comune di Torino) non dà disponibilità di intervento nella struttura se non di abbattimento. La possibilità sarebbe una bonifica totale con costi molto elevati.
V.Vanchiglia: in pieno centro, sembrava una delle opzioni migliori appoggiata da tutti i soggetti coinvolti, ma da un sopralluogo effettuato la proposta non è praticabile in quanto si tratta di un 3° piano e di dimensioni ridotte. Il 3° piano sarebbe problematico per ragioni di pericolosità con soggetti difficili e per il passaggio di 13 persone tutte le sere sulle scale del condominio.
Sembra ci sia una ultimissima possibilità in v.Verdi, ma temo che via Dina sia ormai l’unica opzione…
Alcune considerazioni:
– se in un mese sono venute fuori quattro possibilità alternative perchè non si è iniziato a parlarne da marzo?
– probabilmente v.Dina non è il luogo migliore dove aprire il servizio, ma dopo tutti i tentativi fatti sembra non esserci alcuna soluzione, temo che il lavoro che ci aspetta sia quello di creare le migliori condizioni possibili per far sì che la struttura sia accettata e inserita nel miglior contesto sociale possibile. Avete consigli?
Intanto alcuni cittadini iniziano a protestare, riporto l’articolo della Stampa:
I cittadini di via Dina tornano a protestare contro l’ipotesi di aprire un dormitorio al civico 47. Lo hanno fatto scendendo in strada, affiggendo striscioni contro il Comune ai ponteggi allestiti sulla facciata dello stabile, denunciando di sentirsi «traditi» per non avere più ricevuto notizie dall’8 settembre, data dell’incontro con l’assessore alle Politiche sociali Mario Borgione sulla futura destinazione dello spazio al piano terra dell’edificio. E annunciando che oggi stesso invieranno una lettera per chiedere risposte al sindaco, sulla possibilità di individuare luoghi alternativi per la casa di accoglienza notturna, destinata a dare un letto a 13 donne in difficoltà.
I residenti non vogliono un’altra struttura che porti nel quartiere nuovi casi di emarginazione, oltre a quelli già presenti. C’è il dormitorio maschile di via Tazzoli, appena dietro l’angolo, e i problemi che crea: persone ubriache che vagano per strada la sera, tossicodipendenti, siringhe e bottiglie in terra. E poi, ancora, altri casi sociali: negli stabili di via Dina 47, amministrati da Atc, sono stati infatti assegnati appartamenti anche a persone con problemi psichiatrici. «Sono abbandonate a se stesse – denuncia Giusy Nestola, da 5 anni residente nel condominio -, non sono in grado di provvedere a se stesse e alla casa». «Una volta abbiamo chiamato i vigili del fuoco – aggiunge Catia Boccardo, che vive qui da 47 anni – per il cattivo odore che proveniva da un appartamento. Pensavamo che ci fosse un morto: era colpa della sporcizia, con tanto di vermi e scarafaggi».
Gli abitanti di via Dina temono le conseguenze del concentrare tanti casi umani in un unico quartiere. «A essere contrarie sono almeno 1500 persone – spiega Franco Pozzato, del Comitato di cantiere che si è costituito l’anno scorso – perché non ci sembra abbia senso proporre la riqualificazione con il Contratto di quartiere e poi concentrare proprio qui così tanti casi di disagio». Con i cittadini c’è anche il presidente della Circoscrizione 2, Andrea Stara, che ha indicato al Comune la possibilità di spostare il dormitorio in uno stabile di via Osoppo, che però non è stato ritenuto idoneo per una serie di problemi, tra cui la presenza di amianto: «Stiamo approfondendo le analisi tecniche. Noi riteniamo che, almeno temporaneamente, l’edificio di via Osoppo possa essere utilizzato. Sarebbe una scelta sbagliata quella di aggiungere disagio a disagio». Mentre il comitato spontaneo lamenta di non essere più stato coinvolto, Stara informa che per il 2 dicembre è fissato un incontro con l’assessore alle Politiche sociali Marco Borgione, che si dice sorpreso della nuova protesta e nega che una decisione definitiva sia già stata presa. «Abbiamo dovuto fare verifiche lunghe sulle ipotesi alternative – spiega – ma ora siamo in dirittura d’arrivo. La prossima settimana potremo iniziare le consultazioni». E sul fatto che i lavori in via Dina continuino, precisa che si tratta di opere di sistemazione necessarie, a prescindere dall’uso degli spazi». Ma se una soluzione alternativa sia stata trovata o meno, Borgione non vuole ancora dirlo: «Abbiamo alcune posizioni che stiamo vagliando. Le conclusioni di questo lavoro le presenteremo in prima battuta agli abitanti del quartiere».