L’ospedale dei pupazzi

Domenica scorsa (22 aprile) ho portato mia figlia e la sua bambola all’ospedale, a Moncalieri. Trattandosi dell’ospedale dei pupazzi la malata era, ovviamente, la bambola.

Ora voi tutti potreste pensare che sono impazzito. No! L’ospedale dei pupazzi è una cosa seria e vuole aiutare i bambini a superare la paura dei camici bianchi e degli ambienti medici attraverso lo strumento del pupazzo: vedendo cosa succede al proprio bambolotto capiscono che i dottori non sono ostili, cominciando così a vincere le diffidenze.

Come funziona: il bambino arriva all’accettazione con il proprio pupazzo e dice alle dottoresse quale malattia ha. Una specie di triage!

Le dottoresse poi, a seconda dell’anamnesi, indirizzano l’ammalato al reparto di “Pupazzologia Generale” piuttosto che a quello di “Traumato-Pupazzologia”. Qui il paziente viene visitato e al bambino, che in questo caso svolge il compito del genitore, vengono date le indicazioni per curarlo.

C’è quindi la Farmacia dove si possono trovare le medicine adatte per la cura, sotto forma di cartoncini ritagliati e colorati, previa presentazione di ricetta medica (e non si paga nemmeno il ticket!)

Completa il giro una sana merenda, che però il povero pupazzo non si può gustare, e che quindi tocca al bambino!

Un’esperienza bella e coinvolgente di primo contatto con il mondo dei camici bianchi e dell’ospedale che i nostri figli vedono spesso come ostile, complice anche una mentalità degli adulti che, a volte, per farli stare bravi agitano lo spettro della puntura sul culetto.

I “medici” dell’ospedale dei pupazzi sono tutti laureati in medicina, volontari, specializzandi, che hanno fatto un corso aggiuntivo di pupazzologia nel quale hanno imparato a trattare i bambini e prenderli dal verso giusto. I risultati li ho visti in prima persona: mia figlia, di solito poco propensa per carattere a lasciare i genitori per lanciarsi in queste cose, dopo un primissimo momento di timidezza si è letteralmente sciolta e a padre e madre non è rimasto altro che tenerle in mano il golfino. Riportarla a casa è stato difficile!

Con il patrocinio del Comune di Moncalieri, c’è stata anche la collaborazione della Croce Rossa che ha messo a disposizione i suoi volontari e un’ambulanza… con tanto di giro a sirene spiegate! Inutile raccontare lo stato di esaltazione dei bambini nel momento in cui salivano sull’ambulanza e quando scendevano dopo il giro.

Hanno completato il quadro un gioco, organizzato sempre dai volontari della Croce Rossa, sui pericoli della casa, dalle forbici alle pentole sul fuoco alle scale, ecc… e uno stand con le spiegazioni di una volontaria e le relative illustrazioni su cosa fare in caso di terremoto e alluvione.

E’ stata un’esperienza bellissima, per i bambini ma anche per i genitori, che vorrei vedere più spesso nelle piazze delle nostre città. Domenica scorsa era a Moncalieri, al foro boario, ma si può fare in qualsiasi spazio all’aperto (i reparti dell’ospedale sono allestiti sotto due tendoni da campo).

La Cascina Giajone, per esempio…

Guardatevi i link in calce; io credo che un contributo della Circoscrizione per organizzare questo evento sarebbe proprio un modo intelligente, costruttivo e divertente di spendere i soldi pubblici. Lo credete anche voi?

Fabrizio

Link: Segretariato Italiano Studenti Medicina , Ospedale dei pupazzi

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