Le prospettive di Torino dal seminario di Bard

Ne hanno parlato i giornali, ne hanno parlato al TG3…il seminario del gruppo del PD a Bard ci ha dato l’occasione per riflettere su Torino e sulle sue prospettive, guardando ai temi dell’università, delle fondazioni bancarie e dei sindacati. Cosa è emerso? Provo a darvi per punti alcune cose che ho colto…

Dalle università (Profumo, Coluccia e Ghigo):
– trasformiamo definitivamente Torino in città universitaria ma adattiamo i nostri servizi ad un pubblico giovane
– il progetto della città della salute è interessante ma in questo momento la situazione sanitaria e quella delle Molinette non fanno presagire evoluzioni positive
– il modello di forte interazione dell’università con il territorio si è rivelato molto positivo, ma ora bidogna ragionare su come formare nuovi imprenditori e nuove imprese per il bene del territorio

Dalle fondazioni bancarie:
– non vi aspettate che le fondazioni possano coprire i buchi di bilancio del Comune di Torino
– le fondazioni non devono essere completamente orientate dalla politiva altrimenti si trasforma il loro ruolo da investitori a erogatori. Il ruolo delle fondazioni è quello di investire sulla città

Dai sindacati:
– non ci coinvolgete solo per trattare degli spostamenti del personale amministrativo, ma coinvolgeteci anche sui tavoli decisionali

Dall’intervento di Fassino:
– quattro le linee guida fondamentali: la fine della linea 1 della metro – la variante 200 e la linea 2 della metro – il passante ferroviario – la zona del campo volo
– l’intervento di Fassino è stato ampio anche sulla riorganizzazione del Comune, riporto qui sotto l’articolo comparso sulla stampa, è esaustivo e veritiero di quanto esposto. Bisognerà ovviamente approfondire la proposta di 400mila euro per la consulenza di una azienda esterna che si occupi di riorganizzare la macchina comunale, forse è necessario capire bene se internamente qualcuno può ammortizzare un costo così elevato. Forse è necessario anche capire bene come far lavorare al meglio (oppure decidere che non se ne ha più bisogno) chi all’interno della macchina amministrativa si occupa di organizzare la gestione della città.

L’idea del sindaco per aumentare l’efficienza della macchina

ANDREA ROSSI
torino

 

Se facciamo tutto da soli rischiamo l’autoreferenzialità. Forse le parole di Piero Fassino non sono state proprio queste, ma il senso sì. Il senso è che per portare a termine uno degli obiettivi strategici essenziali – la riorganizzazione della macchina comunale – Palazzo Civico non può fare da solo. Troppi meccanismi calcificati, consolidati negli anni. Troppi vincoli. Forse anche interessi. Serve un occhio esterno, obiettivo e lucido, capace di analizzare il quadro complessivo e suggerire dove intervenire.

E’ l’idea che il sindaco coltiva da un po’, e ieri ha annunciato ai consiglieri del Pd riuniti a Bard in un seminario di studio e approfondimento su Torino. La città potrebbe chiedere aiuto a una società esterna per farsi coadiuvare nella riorganizzazione. Potrebbe chiederle di redigere un piano e poi valutarlo, scegliendo a quali interventi dare corso e quali rimandare o accantonare. Nomi ancora non se ne fanno, però già circola una cifra di massima: 3-400 mila euro, quanto potrebbe servire al Comune per ingaggiare il super consulente nel processo – ormai imminente e indispensabile – di ristrutturazione della sua macchina.

Un percorso al cui termine l’amministrazione Fassino potrebbe recidere definitivamente il cordone ombelicale che la lega alle giunte precedenti e impostare il progetto per la Torino dei prossimi venti o trent’anni. Fassino considera essenziale mettere mano ai meccanismi che governano la città. Tracciando la strategia che dovrebbe consentire a Torino di ridurre il debito – 3,3 miliardi di euro – e al tempo stesso non sacrificare né i servizi alla persona né gli investimenti in infrastrutture e cultura, ha posto tre capisaldi: la valorizzazione di alcune società controllate al cento per cento (Gtt, Amiat e Trm) di cui la città proverà a cedere il 40 per cento; la cessione di una fetta del patrimonio immobiliare della città; la riorganizzazione della macchina di Palazzo Civico. Dei primi due tasselli la giunta ha già posto le fondamenta.

Alcuni emissari del Comune sono sbarcati nelle principali piazze della finanza mondiale, da Londra a Francoforte passando per Tokyo la prossima settimana, per sondare investitori e fondi, presentando loro il patrimonio della città. Quanto alle partecipate, la delibera che prelude alla vendita delle quote di minoranza è stata varata venerdì. Ora tocca al complesso ingranaggio che fa muovere la città. Il sindaco ha intenzione di mettere mano in maniera radicale, aumentando l’efficienza e riducendo i costi, eliminando eventuali sprechi e facendo in modo che non esistano strutture sovradimensionate a fronte di altre in sofferenza. E per farlo considera essenziale l’aiuto di una società specializzata.

La macchina comunale assorbe 430 milioni di euro all’anno, oltre il 30 per cento della spesa complessiva della città. Che si possa fare economia, comprimendo alcuni comparti, è un’eventualità che nessuno mette in dubbio. Che se ne possano ricavare benefici anche, tanto è vero che i 400 mila euro da impiegare per la consulenza non sono considerati eccessivi a fronte dei benefici – e dei risparmi – che la riorganizzazione potrà produrre sul funzionamento e sui conti del Comune. Anche sul fatto che qualche struttura vada ridotta sono d’accordo in molti. Un assist, in questo senso, è arrivato dalle fondazioni bancarie.

Al seminario di Bard partecipavano anche il segretario generale della Compagnia di San Paolo Piero Gastaldo, e quello della Fondazione Crt Angelo Miglietta. Entrambi hanno evidenziato come nel corso degli anni, soprattutto in alcuni comparti (la cultura, ad esempio) il Comune abbia messo in piedi strutture eccessivamente pesanti, ormai inadeguate ai tempi, segnati da ristrettezze economiche, dall’esigenza di rivedere gli assetti e di aumentare i livelli di controllo. La contromisura? Fassino l’ha già fatta trapelare giorni fa: accorpare alcune fondazioni, creare una serie di filiere (la filiera del libro o dell’arte contemporanea) per raggruppare gli enti simili e ottimizzare le risorse.