Riflessioni sulla riorganizzazione dei servizi comunali per l’infanzia

In questi giorni si sta discutendo molto su questo tema ed ho visto numerosi commenti anche sul sito del coordinamento dei genitori http://www.coogen.org/.

Provo ad esprimere alcune note emerse dalla commissione del 18 maggio scorso ed alcune mie riflessioni:

Dall’intervento dell’ Ass. Pellerino sulla bozza_delibera_esternalizzazione_9_nidi emergono le seguenti considerazioni:
– alcuni nidi per l’infanzia non possono più essere gestiti in forma diretta
– alcune contingenze soprattutto economiche ci costringono a riorganizzare i servizi
– 250 educatrici ed insegnanti precarie che non possono essere assunte dal comune di Torino a causa della fuoriuscita dal patto di stabilità
– 54 nidi sono di gestione del Comune di Torino, 49 sono a gestione diretta e 5 sono già appaltati ad altri soggetti
– la scelta è quella di un mantenimento della gestione pubblica superiore all’85%
– l’ipotesi è di definire un soggetto giuridico che gestisca i servizi in funzione del comune
– la modalità della concessione è lo strumento che verrà usato
Queste le richieste che sono state esplicitamente riportate all’assessore per poter essere sicuri che la delibera garantisca alcune caratteristiche:
– deve essere preservato il sistema integrato degli asili nido che vede presente la città, il privato sociale
– chiunque si candiderà per il servizio avrà punteggi aggiuntivi nel caso si impegni ad inserire il personale precario attualmente presente
– è necessario mantenere gli stelli livelli retributivi, per cui saranno incentivati nel bando quei soggetti che si impegneranno a mantenere condizioni analoghe
Questi i prossimi passi: discussione nel gruppo di alcuni emendamenti per garantire quanto sopra, discussione in quinta commissione mar mattina e votazione in consiglio lun 28/5.
Alcune mie considerazioni condivise anche con altri colleghi del gruppo:
– non penso che affidare al privato sociale i servizi dei nidi significa automaticamente un degrado della qualità. Abbiamo numerose esperienze di cooperative sociali in grado di gestire al meglio e con elevata qualità servizi in particolare nell’ambito della assistenza. Abbiamo numerosi esempi italiani in cui il privato sociale gestisce al meglio gli asili, monitoriamo affinche questo possa avvenire anche qui
– a mio parere è necessario garantire gli utenti e gli operatori: da un lato gli stessi livelli di servizio ed il mantenimento delle quote di accesso; dall’altro i lavoratori che attualmente sono inseriti in modo precario nei nidi, mantenendo i livelli contrattuali e lo stesso personale precedente.
La delibera non è una delibera che avrei voluto mai votare, ma in questo momento è la mediazione migliore a cui siamo riusciti ad arrivare per mantenere comunque elevati i livelli di servizio e per i lavoratori attualmente presenti. Sono convinto che il ruolo del politico non sia quello di continuare a ricordare ad altri come avremmo potuto fare meglio o di continuare a schierarsi contro senza alcune propositività, a me viene richiesto come interpretare qui ed ora il tempo presente, non il passato o il presente che avremmo voluto avere, ed il presente ci chiede di interrogarci su come riorganizzare i nostri servizi mantenendo alcune caratteristiche irrinunciabili. Non mi piacciono quelle persone che per il piacere di dire che loro non erano d’accordo fomentano e si propongono a guida dello scontento, queste operazioni non ci porteranno da nessuna parte, il periodo che stiamo vivendo ci chiama alla responsabilità ed alla coerenza e non allo scontro e ai distinguo.
Avete proposte o consigli?

5 commenti

  • admin

    aggiungo qualche informazione in più a frontendella commissione che si è svolta il 22 maggio
    – la garanzia degli attuali precari non viene esplicitata in delibera, se non in un passaggio in cui si valorizzano le esperienze già esistenti, ma verrà inserita nel bando dove si andrà a premiare il soggetto che inserirà gli attuali lavoratori che hanno almeno lavorato un anno
    – il bando suddividerà in 3 lotti gli asili e questo farà sì che un soggetto proponente non potrà vincere più di un lotto (3 asili)
    – questa organizzazione comporterà sicuramente dei problemi di inserimento di alcuni bambini che probabilmente non troveranno più le stesse maestre dell’anno prima o perlomeno non tutte, questo comporterà un lavoro aggiuntivo ad inizio anno
    – non ci sono possibilità di gestire presenze di personale con contratto diverso nella stessa struttura in quanto sarebbe difficoltosa la gestione del personale
    – le quote richieste alle famiglie per i bambini non possono essere versate al comune e poi girate al soggetto gestore in quanto si configurerebbe una sostanziale elusione del patto di stabilità

    • admin

      – le tariffe saranno riviste utilizzando i livelli isee

      • admin

        i criteri per la scelta dei nove nidi, sono scritti in delibera, ma l’idea è di distribuirle all’interno del territorio e si sta già ragionando con le circoscrizioni. un altro criterio ha a che vedere con la tipologia di personale presente. ultimo criterio è il mantenimento della continuità didattica cercando di evitare al massimo il disagio su inserimenti ed eventuali reinserimenti. È probabile che alcune educatrici assunte dai nuovi concessionari verranno inserite nelle strutture dove già operavano, verrà indicato in modo esplicito il fatto che si preserverà la presenza delle educatrici nelle strutture attuali.

  • LIDIA

    Il nido dove va la mia figlia minore andrà in concessione. In questo nido c’è pochissimo personale precario. Ergo: a settembre praticamente TUTTO il personale sarà nuovo… Rifaremo gli inserimenti? Chi se ne fa carico nei confronti dei nostri datori di lavoro? O forse quei genitori che non possono appoggiarsi a nonne e zie, devono rinunciare alla ferie estive per avere i giorni per accompagnare la prole in un nuovo percorso di adattamento?
    Il nostro nido è forse stato scelto perché sono pochissime le famiglie che pagano una retta seria? Se le cooperative andranno a (non) incassare le rette, se gli stipendi del personale dovrebbero rimanere invariati, se le cooperative vengono gentilmente invitate e prendersi il personale precario: siamo sicuri che abbiano voglia di fare questo? In termini di business plan, vale la pena?
    Infine, manca assolutamente la riflessione sulla dispersione del personale sul territorio. Educatrici che da anni fanno squadra con altre si ritroveranno ad essere le ultime arrivate in posti nuovi, ecc. E’ vero che al giorno d’oggi in Italia bisogna essere contenti di avere un lavoro, ma merita che ci soffermi anche su questo.
    Non ho vere proposte né consigli. Posso suggerire che potrebbe essere il momento di rivedere le modalità di accesso ai nidi, equilibrando forse maggiormente le entrate economiche rispetto al costo. Posso invitare tutti ad essere più onesti, in tutto, perché questo paese non sarebbe così mal messo se ognuno di noi lo fosse, nel grande e nel piccolo.

  • cinziagallotti

    Parto dal fondo, dai “non mi piacciono”. Non mi piacciono quelli che invece di argomentare danno asserzioni non dimostrate come dati di fatto.

    Cito ad esempio: “La qualità di questi servizi è più che elevata ed è dimostrato anche dal gradimento degli utenti”. Questa è una frase che mira a consolare, a contenere l’ansia e ha l’apparenza del dato di fatto, ma si riferisce ad un’ampia quota di servizi e ad un non ben precisato gradimento degli utenti. Ma di chi si sta parlando? Senzatetto, disabili, famiglie in difficoltà, anziani in disagio economico o sanitario? Come è stato monitorato il gradimento degli utenti? Come si è fatta la comparazione con il servizio pubblico? Cosa c’entra questo tipo di servizio con l’educazione dei bambini?

    Oppure:

    “non penso che affidare al privato sociale i servizi dei nidi significa automaticamente un degrado della qualità. Abbiamo numerose esperienze di cooperative sociali in gradodi gestire al meglio e con elevata qualità servizi in particolare nell’ambito della assistenza. Abbiamo numerosi esempi italiani in cui il privato sociale gestisce al meglio gli asili, monitoriamo affinche questo possa avvenire anche qui”
    Ancora una volta si afferma la bontà di una scelta sulla base della supposta e non dimostrata bontà di una scelta precedente.

    Se parliamo per luoghi comuni è allora altrettanto valido affermare che, nel settore educativo, gli enti privati (sociali e non) fino ad oggi hanno offerto un servizio di qualità che non sempre è paragonabile al pubblico, anzi, è sicuramente inferiore (per evidenti motivi di costi) se parliamo di bambini con disabilità o con disagio sociale o psicologico.

    Gli asili sono nel settore educativo e non nell’assistenza. Gli asili in Piemonte, almeno fino a dieci anni fa sono stati luoghi di educazione e anche di sperimentazione pedagogica e didattica e di formazione degli insegnanti d’avanguardia.

    Questo aspetto è fondamentale perché l’educazione risponda ai bisogni di una società in continuo cambiamento.

    La strada che è stata intrapresa può tenere conto di questo? Possono le cooperative sociali accollarsi questo costo, visto che, per quanto sociali, debbono comunque mantenere una logica d’impresa e non di servizio come nel pubblico?

    Per non parlare delle rassicurazioni sull’equità di trattamento del personale già formato! Davvero Muzzarelli pensa che a questo personale verranno offerte condizioni di lavoro comparabili (pensiamo ad esempio alle tutele per la maternità, in un settore quasi esclusivamente femminile)?

    Se davvero rimanessero intatte la qualità, i tempi del servizio, le tutele per i lavoratori e l’attenzione per i bambini, gli enti affidatari dovrebbero accollarsi gli stessi costi del pubblico e allora dove starebbe la convenienza?

    Trovo insopportabile che una scelta, forse obbligata per i noti problemi di bilancio, venga presentata come “buona”. Sarebbe più onesto presentarla per quello che è, una sconfitta e la propositività è agire perché sia davvero una sconfitta temporanea.Chi non è d’accordo e non vuole cedere di un millimetro su alcuni settori non alimenta semplicemente lo scontento, ma ricorda continuamente che la politica deve saper fare le scelte che danno una possibilità al futuro.
    Cinzia

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