La Corruzione è nemica della libertà!

Questo è ciò che mi piace sentire dalla Chiesa di cui mi sento parte, per fortuna si parte da queste riflessioni… Riporto l’articolo comparso sulla Stampa del 24/3 – Bergoglio – La corruzione è nemica della libertà.

“Ogni corruzione cresce e allo stesso tempo si esprime in un’atmosfera di trionfalismo. Il trionfalismo è il brodo di coltura ideale per gli atteggiamenti corrotti, poiché l’esperienza dice che questi atteggiamenti danno buoni risultati, e così si sente un vincitore, trionfa. Il corrotto si conferma e contemporaneamente avanza in questo ambiente trionfale. Tutto va bene. E da questo respirare il bene, da questo avere il vento in poppa, si riordinano e ai ricostruiscono le situazioni secondo valutazioni erronee. Non è trionfo, ma trionfalismo. La velleità e la frivolezza, per esempio, sono forme di corruzione che possono annidarsi comodamente in un’aura nefasta che de Lubac chiama «mondanità spirituale», la quale non è nient’altro che il trionfo che confida nel trionfalismo della capacità umana; l’umanesimo pagano adattato a buon senso cristiano. H corrotto, integrando nella sua personalità situazioni stabili di degenerazione dell’essere, lo fa in modo tale da stimolare un senso ottimista della sua esistenza fino al punto di auto-ubria- carsi in quell’anticipo dell’escatologia che è il trionfalismo. Il corrotto non ha speranza. Il peccatore aspetta il perdono… Il corrotto, al contrario, no, perché non si sente nel peccato: ha trionfato. La speranza cristiana si è fatta immanente nel futuro virtuale dei trionfi raggiunti, dei suoi immanenti anticipi. È precisamente questo trionfalismo, nato dal sentirsi misura di qualsiasi giudizio, che permette al corrotto di abbassare gli altri alla propria misura trionfale. Mi spiego: un ambiente di corruzione, una persona corrotta, non permette di crescere in libertà. Il corrotto non conosce la fraternità o l’amicizia, ma la complicità. Per lui non vale il precetto dell’amore ai nemici o quella distinzione alla base della legge anti- ca: o amico o nemico. Egli si muove nei parametri di complice o nemico. Per esempio, quando un corrotto esercita il potere, coinvolgerà sempre gli altri nella sua corruzione, li abbasserà alla sua misura e li farà compiici della sua scelta di stile. Tutto questo in un ambiente che si impone di per sé per il suo stile trionfale, per il suo ambiente trionfalista, da panem et circenses, con apparenza di senso comune nel giudicare le cose e senso della viabilità quando si profilano opzioni diverse. Poiché la corruzione implica questo essere misura, essa è proselitista. Il peccato e la tentazione sono contagiosi… la corruzione è proselitista. La dimensione proselitista della corruzione mostra attivismo e attitudine a convocare. Potrebbe entrare a far parte del piano di guerra di Lucifero come duce, che sant’Ignazio presenta negli Esercizi (n. 142). Non si tratta di una chiamata a commettere peccati, ma di arruolare nello stato di reti e catene… per prima cosa indurre all’avarizia di ricchezze… affinchè più facilmente si avvicinino alla vanità del mondo.”

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