Un Piano Regolatore dei Servizi al Lavoro

Il Piano Regolatore è uno strumento urbanistico che regola l’attività edificatoria all’interno di un territorio comunale. Penso che questo termine possa, in questo momento, calarsi nelle esigenze di un mercato del lavoro in timida ripresa, ma che deve essere sempre più attento a servizi che siano localmente presenti ed in grado di seguire ed accompagnare la ricerca del lavoro singolarmente. Questo è il motivo per cui penso che approfondire il tema dei servizi al lavoro come si fa in un piano regolatore in modo da capire quali siano i possibili servizi e come sono distribuiti sul territorio torinese.
Come dicevo prima, l’orientamento e l’accompagnamento al lavoro stanno sempre più diventando servizi “cuciti” sulla singola persona, sulle sue competenze, sulle capacità e sulle richieste delle imprese a questo si associa un quadro dei servizi per il lavoro molto ampio e variegato a partire dai Centri per l’Impiego, passando per i servizi al lavoro delle cooperative e della formazione professionale per arrivare fino alle agenzie di somministrazione; non da ultimi i servizi di sportello offerti da molte parrocchie e da alcune circoscrizioni…insomma una rete vasta e variegata di servizi spesso poco coordinati tra loro e sempre più spesso molto poco “mappabili”. Quanti di noi sanno quanti e quali servizi per il lavoro ci sono nella nostra zona? Varrebbe allora la pena partendo da una mappatura, costruire un vero e proprio “piano regolatore” che metta in evidenza le zone territoriali meno ricche di servizi e possa prefigurare un intervento del Comune per sopperire a queste mancanze.

E se questi servizi avessero una regia da parte del Comune di Torino? E se questa regia mirasse a costruire una rete coordinata in grado di intercettare meglio esigenze e problematiche oltre a costruire delle antenne territoriali in grado di osservare le evoluzioni delle domande e delle offerte di lavoro?
E se il ruolo del Comune di Torino fosse quello di rafforzare la costruzione di una rete coordinata da un lato e dall’altro andasse a potenziare i servizi rivolti ai target più deboli, che non sono intercettati dai progetti di politica attiva ad oggi finanziata?

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