Alcune riflessioni sul programma…

In molti mi chiedono “qual è il tuo programma?” non vorrei sottrarmi a questa domanda, ma riflettendo (in uno dei rari momenti di tranquillità in piscina nuotando 😉 ) ho pensato a cosa significa fare un programma, forse non sono io a dover “promettere” che cosa realizzerò a Torino attraverso le mie azioni anche perchè un programma ed una sua elaborazione c’è già ed è già stata elaborata dal candidato (e dai candidati) sindaco Piero Fassino.

Mi chiedo, non è che la riflessione sul programma che spesso si tramuta in promesse da mantenere (o quasi) ci porta ad una lenta caduta verso la “promessa migliore”? Non è che se devo ragionare sulle promesse il gioco è solo quello del “miglior offerente”? Non è che a forza di parlare di programma votiamo le persone sulla base di quel che promettono e non sulla base di quel che realizzeranno?

Quante promesse non mantenute abbiamo sentito da politici presenti da entrambi gli schieramenti? E soprattutto, a forza di promettere cose, non è che l’escalation ci porterà alla “promessa delle promesse” ossia: votate me perchè realizzerò tutti i vostri desideri senza che paghiate un soldo…

Sono convinto che un progetto ed una visione del futuro sia necessaria per capire cosa fare e quando e quindi non mi permetto di dire che un programma non è necessario, ma penso anche che, nel mio caso o comunque nel caso di chi si approccia alla politica come me, senza l’obiettivo di salvare Torino, ma pensando di dare il proprio umile contributo a costruire nel miglior modo possibile il futuro di Torino sia più importante ragionare sui valori di fondo, sul percorso da fare, piuttosto che sul porto di approdo; sulla strada fatta fino ad ora, piuttosto che le tappe della strada successiva; sui valori di riferimento, piuttosto che sulle azioni specifiche…