E' passato un po' di tempo, ma forse una piccola analisi del voto può aiutare…
Partiamo dalle basi: il Bene Comune
Spesso di questa parola ci si riempie un po’ la bocca e specialmente nel periodo elettorale si usa questo termine in molte accezioni che permettono a tutti di ritrovarsi d’accordo…e chi potrebbe dirsi contrario al “bene comune”, chi oserebbe dire che il bene comune non è un valore da perseguire nell’azione politica. Potrebbe essere allora molto utile fare qualche ragionamento sul significato profondo di questo valore, per rendersi conto di quanto questo principio così forte nato dal Concilio Vaticano II, definisca in modo netto una scelta ed una direzione per cui non tutti possono effettivamente dirsi aderenti.
Una frase su tutte: “Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto”. Insomma il bene comune non è la soluzione che soddisfa tutti e neanche la semplice mediazione tra le parti coinvolte, ma un bene superiore, la ricerca di qualcosa che vada oltre al singolo, indivisibile, qualcosa che può essere raggiunto solo insieme…
Beh ce n’è già abbastanza per percepire che forse alcune definizioni di bene comune acquisite da tutto l’arco dei partiti presenti in Italia e a Torino sono un po’ riduttive e semplificative…
Approfondiamo:
Dalla dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone deriva innanzi tutto il principio del bene comune, al quale ogni aspetto della vita sociale deve riferirsi per trovare pienezza di senso. Secondo una prima e vasta accezione, per bene comune s’intende « l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente ».
Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro.