Il Capogruppo del PD in Comune

Riporto qui sotto l’articolo della Stampa del 12/6/2011 a proposito della votazione del nome del capogruppo del PD.

Prima dell’articolo vorrei riportare quanto ho esplicitato al gruppo durante la riunione tenutasi sabato pomeriggio che ha visto anche la presenza del sindaco e della segretaria provinciale del PD.

La proposta di Stefano, sebbene immagino possa essere una persona di alto valore, non è stata condivisa nel gruppo, infatti la segretaria provinciale si è confrontata con il candidato sindaco per poter definire il nominativo e dopodichè con alcuni consiglieri che avrebbero dovuto costituire la maggioranza del gruppo PD (io ed altri non siamo però stati minimamente consultati). Visto che il ruolo del capogruppo è un ruolo molto importante nel dialogo tra i consiglieri e la giunta (e quindi il sindaco) nell’ottica di evitare che gli assessori facciano quello che vogliono vedendo nei consiglieri dei semplici soldatini che votano a favore delle loro delibere, è importante che il capogruppo sia scelto dal gruppo e non indicato dal sindaco. In questo modo si evitano alleanze senza dialettica e confronto e soprattutto si dà un ruolo ai consiglieri che non è un semplice voto a favore a “scatola chiusa”.

Per queste ragioni ho scelto di votare tra i candidati a capogruppo (Lo Russo e Tricarico) per la persona che conoscevo meglio. Per fortuna alla seconda votazione si è riusciti a trovare un equilibrio che ha portato Stefano Lo Russo a diventare capogruppo ora starà a lui riuscire a mantenere quel ruolo e quella tensione che ho proposto sopra.

Questo l’articolo comparso sulla Stampa di domenica

Salta l’elezione del consigliere
sostenuto da Fassino

andrea rossi
torino

Chi pensava che le trattative per la composizione della giunta avessero placato le acque nel Pd sbagliava di grosso. La minoranza che fa capo a Davide Gariglio sempre più somiglia a una fronda interna. Ieri ha dato un’altra prova di forza, affossando la candidatura a capogruppo di Stefano Lo Russo, il coordinatore della segreteria regionale che il sindaco e la segretaria provinciale Paola Bragantini vogliono alla guida della pattuglia dei democratici in Sala Rossa. Il resto l’ha fatto un franco tiratore nel segreto dell’urna. Morale: sette voti per Lo Russo e altrettanti per l’ex assessore Roberto Tricarico, più due schede bianche, quella annunciata del radicale Silvio Viale e una inattesa.

Fumata nera. Per il prossimo round tocca aspettare domani quando, salvo sorprese, Lo Russo verrà eletto. Il passo falso di ieri, però, è una cartina di tornasole: dimostra che anche tra i consiglieri vicini a Fassino non tutti i malumori sono stati digeriti. È la spia che c’è chi sta provando ad alzare il prezzo nella trattativa che riguarda vice presidenza del consiglio comunale e presidenze di commissione. Infine è il segno che il fronte di cinque consiglieri che fa capo a Gariglio e al consigliere regionale Mauro Laus è compatto e ha saldato un inedito asse con gli ex assessori Tricarico e Marta Levi. Proprio Tricarico è il nome su cui sono confluiti i sette voti dei «ribelli».

Lo scontro è duro. A tratti feroce. Alla fine del vertice Bragantini ha parole di fuoco: «Non è accettabile questo modo di fare. È emersa una contrapposizione frontale, che non ha nulla di politico». È emerso un fronte interno che potrà condizionare l’attività della maggioranza. Il segnale è chiaro e ha due destinatari: il sindaco e il partito. Messaggio inequivocabile: abbiamo perso le primarie ma chiediamo pari dignità. Domenico Mangone, l’ex assessore per cui fino all’ultimo Gariglio ha chiesto la riconferma, non usa giri di parole: «Basta diktat. Dovremo ragionare su scelte strategiche per la città. E non potremo farlo a colpi di imposizioni dall’alto. Anche sul capogruppo avevamo chiesto un rinvio. Niente: Bragantini e Fassino si sono impuntati e hanno voluto votare subito».

Come è finita è noto. Anzi no: alla conta manca una scheda, la seconda bianca che nei piani della segretaria avrebbe dovuto essere un voto per Lo Russo. A quel punto anche Viale sarebbe confluito sul candidato in vantaggio, chiudendo i giochi. La caccia al franco tiratore è cominciata. Bragantini e Fassino avrebbero voluto chiudere subito la partita. Il sindaco ha partecipato al vertice accompagnato dal braccio destro Giancarlo Quagliotti e dal capo della segreteria Beppe Borgogno, senza celare il suo appoggio a Lo Russo. Uno spiegamento di forze che ha messo sul chi va là i consiglieri vicini alla coppia Gariglio-Laus.

«È inopportuno che il sindaco sostenga uno dei candidati», la frecciata di Mangone che ha dato il via alla fronda anti Lo Russo (o anti Fassino? o anti Bragantini?) «Io non ho avanzato candidature», spiega Tricarico. «Mi sono detto disponibile, visto l’appoggio esplicito di alcuni consiglieri. La segretaria però si è intestardita nel non voler concedere un rinvio. A questo punto bisognerà lavorare per garantire una maggiore unità, evitando ulteriori forzature».

Parole che sembrano chiedere un passo indietro a Lo Russo in favore di una soluzione di garanzia. Ipotesi realistica? Pare di no. Bragantini taglia corto: «Altri nomi? Non ce ne sono».