Lunedì 19 settembre il Consiglio Comunale di Torino ha approvato, un ordine del giorno proposto…
Consiglio comunale aperto su FIAT
Eccovi alcuni spunti dagli interventi avvenuti dopo una relazione introduttiva sulla storia e sui fatti da parte del vicesindaco. Si sono succeduti numerosi interventi di parlamentari, sindacati, aziende, ordini professionali, gruppi consigliari…insomma tutti hanno detto la loro, ma mancavano le affermazioni di FIAT.
Poco è stato detto dal responsabile Relazioni industriali di Fiat, Paolo Rebaudengo: “La presenza della Fiat qui oggi è assolutamente inusuale. Come è noto l’azienda, pur rispettando i rapporti istituzionali, non è solita intervenire a questo tipo di iniziative. L’intervento avviene per rispetto verso una città che fa parte dell’acronimo dell’azienda” e ancora “La crisi ha toccato tutte le linee di business della Fiat. Eravamo abituati a trattare crisi di auto, Iveco o Cnh, invece la crisi ha colpito dappertutto”. Poi, aggiunge il manager, anziché licenziare come in passato “l’azienda ha utilizzato cassa integrazione evitando a lavoratori l’ansia per la perdita del posto di lavoro”.
Sintetizzo con le parole della Porchietto quello che a mio parere è la vera conclusione di questo consiglio comunale aperto sul tema FIAT: “Serve un modo diverso di relazionarsi non solo con i sindacati ma anche con le istituzioni. E’ importante capire cosa il sistema dell’auto intende fare nei prossimi mesi. Ci vuole un progetto nei prossimi tre mesi, non per i prossimi tre anni. Questo è un territorio che ha dato molto. Noi la faccia, e le risorse, le abbiamo messe. Abbiamo sostenuto sistema produttivo, nonostante il momento di scarse risorse. Il territorio deve sapere se l’azienda di cui va tanto orgogliosa ha ancora volontà e possibilità di investire sul proprio territorio. E’ arrivato il momento in cui l’azienda deve dire qualcosa di più sul futuro”.
Il manager Fiat si è lanciato in un lungo discorso in cui ha attaccato frontalmente la Fiom. All’intervento della delegata Fiom di Mirafiori, Nina Leone, che ha parlato di ”azienda ricattatrice” e di ”pistola alla tempia” il manager e il suo collega Giorgio Giva avevano reagito alzandosi e minacciando di andarsene. Così quando è stato il suo turno,Rebaudengo ha spiegato: ”Sono stato molto disturbato da certe affermazioni. Non c’è una logica di pistola alla tempia, non c’è nessuno che ha ricattato nessuno, ci sono regole che la gente può liberamente scegliere”.
In chiusura, Fassino ha sottolineato come “non è utile evocare continuamente il rischio che Fiat-Chrysler se ne vada all’estero, anzi può essere controproducente. E’ più utile creare le condizioni perchè sia incoraggiata a rimanere in Italia e a Torino. L’Italia è un paese strategico per il gruppo e Torino deve continuare ad avere un ruolo direzionale di rilievo. Questi sono i nostri obiettivi e lavoreremo per perseguirli”.
(tratto da La Repubblica)