A Mirafiori Nord parte il Laboratorio Giovani e Lavoro

La Chiesa torinese ha deciso di caratterizzare la festività di San Giuseppe lavoratore attorno al tema giovani e lavoro, guardando particolarmente a quei soggetti che oggi, nel nostro territoriodi Mirafiori ed in altri tre territori (Collegno, Settimo e Rivoli), soffrono per mancanza di prospettiva personale e professionale.

Pertanto l’Arcidiocesi di Torino, a partire dall’impulso del nostro Vescovo, ha deciso di avviare un Laboratorio Metropolitano su Giovani e Lavoro. L’obiettivo è sperimentare azioni innovative che sostengano quei giovani che non studiano e non lavorano (NEET) a riacquisire fiducia in sé stessi e a riattivarsi in percorsi di socializzazione al lavoro, qualcuno li definisce anche giovani in situazione di sospensione sociale ed umana.

Il gruppo di lavoro che ha ideato tale percorso è nato in seguito alla seconda assemblea pubblica dell’Agorà sociale (novembre 2016) ed è stato coordinato dall’ufficio di pastorale sociale e del lavoro. Il laboratorio è costituito da due anime reciprocamente comunicanti. La prima è sostenuta da alcune azioni sperimentali in quattro comunità territoriali della diocesi, che saranno co-protagoniste dell’iniziativa. Il lavoro assume in questo progetto una dimensione innanzitutto educativa che può aiutare questi ragazzi a riattivarsi e rialzarsi da una situazione di fatica e di immobilismo.

L’azione sperimentale consiste nell’accompagnare il giovane in un’esperienza autentica di lavoro per sei mesi:egli sarà accompagnato da un tutor aziendale con il compito di sostenerlo nell’esperienza lavorativa e, dall’altro lato, sarà accompagnato da un giovane educatore della comunità che lo aiuterà a rileggere la propria esperienza personale, fornendogli spazi in cui narrare la sua situazione di vita e ad elaborare con lui un progetto professionale. La seconda anima è invece costituita da una dimensione osservativa dell’azione. Il laboratorio infatti vuole inserirsi nel solco della ricerca-azione: attraverso il monitoraggio di queste azioni si vuole arrivare ad un’analisi puntuale su un fenomeno composito e contradditorio e, in una fase successiva, costruire una progettualità dettagliata da proporre al nostro territorio metropolitano.

Il comitato promotore costituito il 2maggio che curerà il coordinamento della ricerca-azione su giovani e lavoro, ritiene che questa sperimentazione abbia una serie di valori aggiunti che la rendono peculiare e pertanto degna di attenzione.

A fronte di questa ricerca-azione si possono evidenziare quattro caratteristiche che rendono tale progettualità complementare a quelle che si occupano di inserire dal punto di vista lavorativo i giovani.

Il primo elemento che è importante sottolineare è legato alla comunità educante: molteplici soggetti (imprese, parrocchie e i giovani stessi) hanno il compito di costruire una rete educativa attorno al giovane da accompagnare. Su questo fronte è quindi importante valorizzare tre livelli educativi: adulti significativi che possano essere capaci di sostenere i giovani nelle loro scelte; il gruppo dei pari come dispositivo in cui condividere le proprie esperienze, riportare fatiche e realizzazioni e assumersi responsabilità; infine figure educative giovani che possano essere punti di riferimento per sostenere percorsi di crescita personale e professionale.

Il secondo accento si può porre sui destinatari primari di questa azione sperimentale: i cosiddetti giovani invisibili, che spesso faticano a riconoscere ilproprio vissuto perché non hanno spazi in cui dar voce alle loro istanze. Il laboratorio vuole pertantoguardare a questi giovani come una risorsa per la nostra società: tutti i giovani sono degni di attenzione e tutti loro sono figli di Dio e quindi capaci, attraverso il lavoro, di partecipare attivamente alla costruzione del suo Regno. Dio invita ogni uomo ad essere co-creatore della storia dell’umanità; il capitolo 20 del Vangelo di Matteo (la parabola dell’ultimo lavoratore della vigna) ricorda in qualche modo questa attenzione. Infatti il padrone della vigna va a cercare coloro che sono disoccupati e propone loro di andare a lavorare nella sua vigna perché tutti possono e devono partecipare alla vita sociale. Pertanto ognuno di noiha cittadinanza in questo mondo: si tratta di un messaggio di speranza che ancora oggi ha bisogno di essere incarnato.

Il terzo elemento d’interesse è particolarmente legato alla valorizzazione del tessuto produttivo che vuole scommettere su questi giovani e sulla possibilità di offrire loro esperienze che li aiutino a diventare uomini e donne adulti. L’obiettivo è di raccontare storie positive, che possano aiutarci a costruire una narrazione profondamente alternativa al mainstream che vede le imprese unicamente rivolte al fare profitto. È importante scommettere su questi fronti insieme al mondo del lavoro e apprezzare quelle esperienze che avvalorano una solidarietà di fatto.

Il quarto ed ultimo pilastro di questo percorso riguarda le nostre comunità parrocchiali. Il laboratorio vuole promuovere un’esperienza pastorale che metta in discussione i nostri schemi e paradigmi (“si è sempre fatto così”). L’obiettivo è stimolare le nostre comunità e la pastorale giovanile locale a cercare quei giovani che sono lontani dai percorsi che solitamente vengono offerti; un’azione di questo genere permette di agganciare e aggregare nuove realtà, che possono sfidarci in modo costruttivo. Essere chiesa in uscita significa abitare anche la dimensione giovanile, in tutto il suo fascino e complessità.

In conclusione l’azione del laboratorio giovani e lavoro si vuole inserire nella tradizione ecclesiale torinese, attenta ai dilemmi sociali e presente con gesti concreti che non hanno né la pretesa di risolvere problemi ben più grandi di lei, né occupare spazi che non le competono, bensì di testimoniare la presenza del Cristo nato, morto e risorto nel tempo della vita ordinaria e dei processi sociali.

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