Politiche sociali e del lavoro in Scozia

La visita che ho svolto in Scozia poche settimane fa, in particolare a Glasgow, aveva tre obiettivi principali:

  • Esplorare le attività che in questo paese vengono svolte per la formazione dei giovani al lavoro
  • Approfondire l’attuazione delle politiche attive del lavoro con particolare attenzione al fenomeno dei giovani che non stanno studiando e non stanno lavorando
  • Analizzare le innovazioni che nella risposta ai problemi sociali di alcune aree degradate, provano a dare nuove opportunità di protagonismo alle persone.

Sotto il primo aspetto della educazione scozzese é essenziale far emergere che il modello educativo in questa parte del Regno Unito è completamente indipendente da quello inglese. La Scozia ha un suo ministero per l’istruzione che agisce con fondi propri ed in modo indipendente, al punto che anche i livelli di certificazione (simili ai livelli EQF europei) hanno una “riparametrazione” scozzese. Al di la’ della scuola primaria molto simile agli standard europei, nella scuola secondaria esistono percorsi formativi che si svolgono in College (in questo caso le singole regioni della Scozia hanno ancora qualche differenziazione) nei quali la formazione propone numerosi curriculum di durata variabile con una ampia varietà di tipologie corsuali. L’area di Glasgow ha un’offerta formativa che va dall’animatore al progettista elettronico, l’offerta è finanziata dal governo centrale e coordinata in modo da dare una ampia disponibilità di opportunità fortemente legate alle richieste del mondo del lavoro al punto che le proposte corsuali possono variare da un anno all’altro. In questo tipo di percorsi la correlazione con le imprese é molto forte, al punto che ogni college ha uno staff dedicato al dialogo con queste ultime, il dialogo però non é improntato all’inserimento di giovani in stage bensì alla creazione di opportunità di work experience nelle quali si attuano in particolare azioni di job shadowing più che percorsi di crescita professionale. La work experience diventa il punto di partenza sulla quale costruire e rielaborare l’attivazione di competenze trasversali (Si veda l’esperienza del west college – http://www.westcollegescotland.ac.uk/ ).

Una ricerca del 2014 riporta che la Scozia è uno dei paesi con il livello di formazione maggiore dei suoi cittadini, al pari di Finlandia, Irlanda e Lussemburgo.

Le azioni parallele ai percorsi scolastici, spesso svolte fuori dall’orario di formazione sono una chiave di lettura interessante per capire quale approccio viene usato nella formazione dei giovani: l’ingaggio all’interno di percorsi particolari, aperti a tutti, ma solo sulla base di una scelta, costituisce un interessante modalità per la responsabilizzazione delle persone fin dall’adolescenza. Il percorso di “curriculum for excellence” avviato a partire dal 2011 è una azione proposta nelle scuole (dai 3 ai 18 anni) per abilitare i giovani a diventare studenti di successo, individui con fiducia, cittadini responsabili e collaboratori efficaci. L’esperienza visitata presso Youth Scotland ( http://www.youthscotland.org.uk/home.htm ) ci ha fatto comprendere quanto si stia facendo già oggi a partire dai giovanissimi per formare la classe dirigente del futuro dando ai giovani le competenze per poter essere i protagonisti del loro futuro. Queste organizzazioni agiscono al di fuori dei percorsi scolastici chiedendo ai giovani di scegliere e di aderire alle attività, ma non solo, le organizzazioni che si occupano di queste iniziative sono finanziate solo in parte dai fondi del governo, in quanto per un’altra parte è necessario che le stesse organizzazioni trovino fondi privati (spesso versati dal fondo della lotteria nazionale).
L’adesione e l’ingaggio personale dei giovani ad attività extracurriculari associata ad una forte spinta all’apprendimento tra pari, al punto che gli accompagnatori al curriculum si trasformano da docenti a facilitatori, fanno di questi percorsi una opportunità di crescita delle capacità creative e di innovazione dei giovani scozzesi.
Gli ultimi due elementi (l’apprendimento tra pari e l’ingaggio personale) sono alla base delle azioni che vengono fatte per dare opportunità a persone che provengono da problematiche sociali quali le dipendenze da droghe o alcool, i senza fissa dimora o le donne immigrate che vivonp nelle periferie di Glasgow. Le esperienze di Social Bite ( http://social-bite.co.uk/ ) della fondazione Grameen ( http://www.grameenfoundation.org.uk/ ) e di Phoenix (http://www.phoenix-futures.org.uk/ ) che si occupano di creare nuove opportunità rispettivamente per gli homeless, per donne straniere di aree disagiate e per persone che hanno avuto problemi di dipendenza, partono dal principio che le persone in difficoltà facciano per prime la scelta di aderire ad un percorso. Forse questo modello nasce da un principio della cultura anglosassone che chiede molta responsabilità alla persona, ma associa un atteggiamento tutto scozzese che si fa carico delle persone accompagnandole nel percorso. In tutte e tre le esperienze emerge l’aspetto dell’accompagnamento non solo di persone esterne, ma soprattutto tra pari che hanno vissuto esperienze analoghe e che in forma di restituzione provano ad accompagnare persone che stanno vivendo la loro stessa esperienza. Sonny era un homeless e oggi fa la guida turistica di Edimburgo ( https://invisible-cities.org/ ) all’interno di Social Bite cercando di supportare altri homeless creando opportunità lavorative anche per loro. Daisy è una donna del Gabon che compra vestiti usati a Glasgow e li vende ai suoi connazionali in Africa, con un prestito di 1000£ all’anno ha avviato il suo business e ora ogni settimana si trova con un gruppo di donne come lei che hanno avviato business analoghi per confrontarsi e per restituire parte dei soldi che le hanno prestato.
Il modello di intersezione tra gli aspetti profit e gli aspetti non profit è molto interessante ed in Scozia per la prima volta l’ho visto applicato in modo particolare, perchè se da un lato viene richiesta l’adesione della persona e viene ricercata la sostenibilità economica delle imprese sociali, dall’altro è molto forte l’attenzione alla ricaduta sociale dell’iniziativa e all’allargamento delle persone coinvolte dal progetto.

Ultimo elemento interessante emerso in molte delle iniziative visitate è l’utilizzo del volontariato nelle associazioni o nelle iniziative con ricaduta sui giovani o su situazioni di disagio. Il volontariato in Scozia è una vera e propria forma di avvicinamento al lavoro, molte delle persone che oggi fanno parte dello staff nelle organizzazioni, provengono da percorsi di volontariato precedente. Queste iniziative si basano anche sul fatto che in tutto il Regno Unito sono disponibili dei sussidi per il sostentamento delle persone senza un lavoro e questo porta ad una maggiore facilità di utilizzo del volontariato a tempo pieno basato sul fatto che i volontari hanno comunque un rimborso garantito dallo stato. La parte interessante è però la modalità di certificazione delle competenze acquisite durante i percorsi di volontariato affinchè queste possano essere utilizzate al meglio anche per l’inserimento lavorativo.

Conclusioni: se dovessi pensare a tre parole chiave che mi sollecitano azioni ed applicabilità nella realtà torinese penso che queste siano legate alle modalità di “engagement” dei giovani e delle persone con la forte spinta all’adesione personale, le modalità di formazione ed educazione tra pari per costruire la rete di relazioni mentre ci si educa a vicenda e in ultima analisi l’utilizzo del volontariato come modalità di avvicinamento al mondo del lavoro.
La visita in Scozia mi ha fatto percepire che effettivamente gli scozzesi sono molto diversi dagli inglesi, al di là della loro capacità di accoglienza e disponibilità penso che la voglia di caratterizzarsi in modo differente dagli inglesi, abbia portato la Scozia ed essere un piccolo laboratorio per il Regno Unito che porta con sè un interessante mix di cultura cattolica ed attenzione ai temi sociali e di accompagnamento, assieme ad un atteggiamento tipico della cultura protestante di responsabilizzazione della persona…il tutto unito da una capacità di condivisione e spirito di gruppo probabilmente facilitata dal buon whisky scozzese… 😉

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