Giovane, senza lavoro, deluso…NEET

Neet, acronimo inglese di “Not in education, employment or training“, é l’indicatore con cui si identifica la fetta di popolazione di età compresa tra 15 e 29 anni che non è né occupata, né inserita in un percorso di istruzione o di formazione.
L’Italia ha la più bassa popolazione europea di under 30 e uno dei più alti tassi di Neet: per questo è urgente intervenire con politiche formative adeguate alle domande delle ragazze e dei ragazzi e coerenti con le necessità di innovazione che ha il nostro sistema imprenditoriale.
Secondo l’Istat in Piemonte nel 2015 i Neet in età compresa fra i 15 e i 34 anni sono 185mila, poco meno di un quinto dei giovani della stessa età: la percentuale più alta fra le regioni industrializzate del centro Nord.
Nella provincia di Torino i Neet tra i 15 e i 19 anni sono il 9,9% (12,1 maschi e 7,5 femmine), il 31,4 % (39,4 maschi e 22,7 femmine) tra i 20 e 24 anni, dai 25 ai 29 anni sono il 31,3%.
Facendo un confronto tra i giovani italiani e stranieri sempre nella provincia di Torino è emerso che sono Neet il 24,7% di maschi italiani, 32,6% quelli stranieri, il 19,8% di femmine italiane e il 43,3 di quelle straniere (i dati sono stati illustrati da Luciano Abburrà).
La situazione non migliora a livello europeo: secondo il rapporto OCSE 2015 l’Italia figura tra le nazioni con la più alta percentuale (35 per cento) di Neet tra i ragazzi di età compresa tra i 20 e i 24 anni.
Per contrastare il fenomeno dei neet si possono immaginare interventi rivolti a fornire una nuova chance ai ragazzi che ormai hanno gettato la spugna mediante attività formative connesse con esperienze di lavoro oppure si possono pensare ad azioni riparative pensate per riconnettere la preparazione di ragazze e ragazzi appena usciti dalla scuola con il mondo del lavoro contemporaneo. Gli interventi più opportuni sono preventivi cominciando dalle scuole primarie e proseguendo fino a quelle secondarie.
Ricordo una interessante esperienza del passato in questo senso: i laboratori professionali. E’ possibile recuperare la riflessione di quei laboratori per dare nuove opportunità ai giovani in maggiori difficoltà? Non penso a laboratori preprofessionali che sostituiscano la formazione professionale, ma a luoghi nei quali attraverso l’opera delle proprie mani sia possibile ridare fiducia e ricostruire un legame positivo tra i giovani e gli adulti. Luoghi in cui attraverso il lavoro si possano attivare percorsi di crescita personale e non solo professionale.
E’ necessario lavorare sulla motivazione e sul rapporto dei giovani con il futuro, iniziando dalle scuole primarie e valorizzando le attitudini e i talenti. Facilitare l’autoimprenditorialità e la creazione d’impresa può essere un altro passo per contrastare un fenomeno così radicato.

A questo link ( Neet Piemonte_la Repubblica ) trovate un approfondimento dell’IRES

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