Percorsi per un nuovo umanesimo del lavoro

Nello scorso mese ho concluso il mio percorso di un master “Scuola Internazionale di Management Pastorale”. Ho deciso di sviluppare una tesi che partisse dall’attenzione nei confronti dei giovani e del lavoro che in più occasioni ho trattato sul mio blog.
Il lavoro ha provato a stabilizzare le riflessioni e le azioni che si stanno facendo all’interno del progetto della diocesi di Torino sul Laboratorio Metropolitano su Giovani e Lavoro.

Ho deciso di condividere i contenuti della tesi che trovate a questo link 00b – ProjectWork Muzzarelli – Giovani e Lavoro Riporto inoltre in questo stesso post, alcune delle conclusioni che mi paiono più interessanti relativamente alla definizione di Percorsi per un nuovo umanesimo del lavoro, da attivare attraverso la riscoperta del ruolo educativo dell’impresa.

L’idea che nasce dall’esigenza di costruire “ecosistemi” educativi per i nostri giovani anche all’interno delle imprese, punta a sensibilizzare le imprese stesse affinchè riscoprano l’importanza di educare i propri giovani, non solo nella prospettiva di un inserimento lavorativo, ma anche per la crescita social e valoriale del territorio sul quale è presente l’impresa. La proposta nei confronti delle imprese viene sintetizzata per punti per far percepire la sensazione di una riflessione che in questa fase è ancora poco articolata e sistematizzata, tipico di un contesto di “esplorazione”.
• Le esperienze attualmente in atto o passate, sono riferite a momenti di approfondimento e formazione tipo “workshop”. In un’ottica molto simile alla Formazione Continua o apprendimento permanente, che approfondiscono tematiche specifiche dell’impresa e non hanno alcun riflesso diretto su persone e territorio. I momenti sono concordati e fanno parte di un programma che cerca di essere attento alle esigenze emergenti. Gli incontri sono rivolti esclusivamente agli associati ed in alcuni momenti vengono aperti anche all’esterno, in un’ottica di allargamento della base associativa.
• L’impresa è un bene comune. Solo se si riesce a far percepire l’impresa in un’ottica di “bene del territorio” è possibile far emergere la valenza educativa dell’impresa stessa.
• E’ sempre più necessario far percepire che il territorio è corresponsabile dell’iniziativa imprenditoriale, in una alternanza di mutuo aiuto. Se da una parte l’impresa non può considerare il territorio come un terreno fertile dal quale raccogliere senza “irrigare e seminare”, dall’altra parte, il territorio deve farsi carico di mantenere una fertilità in grado di fornire lavoratori e servizi per l’impresa stessa.
• Il tema della responsabilità sociale di impresa sembrerebbe legarsi maggiormente al tema di una corretta ed oculata gestione economica. La social responsability rispecchia una politica del “buon padre di famiglia”, ma stenta ad andare oltre alle condizioni “previste dalla legge”. Le imprese evidenziano il loro mandato che è strettamente connesso agli aspetti di tenuta economica, c’è una difficoltà di fondo a vedere una prospettiva di tenuta connessa alle ricadute sociali.
• E’ diffusa la percezione di una necessità di ridare consapevolezza di un ruolo educativo al contesto lavorativo. Spesso questo tema viene delegato ad altri, la stessa alternanza scuola/lavoro viene vista maggiormente in un’ottica di un tirocinio ridotto e rivisto nei tempi, piuttosto che in una reale alternanza del ruolo educativo da affidare in egual misura al contesto lavorativo ed al contesto scolastico. Come è possibile far crescere questa consapevolezza? Sia dal lato delle imprese che dal lato delle agenzie a cui viene delegato il ruolo educativo (famiglia, parrocchia, scuola e formazione, associazioni…)
• Da tutte le interviste, sia dal lato più vicino alle imprese che dal lato più vicino alla chiesa ed all’impegno sociale, emerge una richiesta di visione del futuro nel quale l’impresa dovrebbe abbandonare le emergenze e le attenzioni dell’oggi per guardare lontano alle sue prospettive ed alle ricadute sul contesto. In una accezione, legata alla dottrina sociale della Chiesa, l’impresa nasce per trasformare e migliorare il mondo attraverso i suoi servizi. L’impresa ha dentro di sé (e il nome stesso lo indica) la visione di un futuro migliore di quello che abbiamo trovato, fare una impresa significa aver fiducia che quello che avremo costruito sarà migliore di ciò che abbiamo trovato. Approfondire questo pensiero e rileggerlo alla luce di un ruolo educativo nei confronti di giovani, che per definizione sono il mezzo per avvicinare gli adulti al futuro, significa rileggere il ruolo dell’impresa come investimento verso un futuro migliore.
• La rilettura del valore della propria impresa, alla luce dei valori del Vangelo, con l’approfondimento del proprio ruolo educativo, non può essere una elaborazione da fare da soli. Sentirsi parte di una comunità, sentire che il Vangelo è presente nella vita dell’impresa sono approfondimenti che non possono essere fatti in modo autonomo: è nella comunità dei credenti che scopro il Vangelo. I percorsi del passato, analizzati in alcune interviste, vedono un limite legato al fatto che le imprese si ritrovavano tra loro a parlare di loro e questo atteggiamento non poteva che sfociare in una forma di formazione permanente, già accennata sopra, che aveva l’unico obiettivo di far crescere l’imprenditore nell’impresa. Ritengo che un approccio che coinvolga l’impresa facendola immergere nella comunità dei credenti, in un contesto intergenerazionale sia la chiave di una proposta che “aggancia” l’impresa e l’imprenditore nella sua responsabilità di un ruolo educativo condiviso. L’ecosistema educativo, accennato in precedenza, ha come obiettivo i giovani, ma si nutre e cresce, alla luce del Vangelo, attraverso il confronto tra attori differenti.
• L’atteggiamento citato nel punto precedente trasformerebbe il tempo del lavoro da una faticosa e semplificata produzione di servizi ad un tempo di qualità e coinvolgimento che alimenta la vita delle persone in modo molto simile a quanto avviene nel tempo dedicato al volontariato.
• A partire dalla mia appartenenza al mondo della formazione professionale e grazie al confronto avuto nelle interviste, ritengo che gli enti di formazione professionale che vedono nei principi ispiratori della dottrina sociale della chiesa il loro mandato ed il loro orizzonte, possano essere i soggetti che meglio interpretano il ruolo di connessione tra impresa/giovani/territorio
• Quest’ultimo punto è un interrogativo che lascio a riflessioni future e che in questo elaborato non ho avuto modo di approfondire: è possibile per un impresa che ha nella sua vocazione il profitto (nella accezione positiva del termine) inserire una vocazione nuova che è quella legata al suo ruolo educativo? È possibile pensare ad un nuovo modello di impresa, forse derivata dalle riflessioni connesse alla riforma del terzo settore, che abbia tra le sue vocazioni (oltre alla vocazione del profitto), anche quella di educare i giovani?

Un commento

  • concepire il lavoro, ed in modo estensivo l’impresa, non solo come autorealizzazzione ma per costruire qualcosa che migliori la vita di tutti, dovrebbe essere l’ideale a cui tendere- sarebbe interessante promuovere esempi dove l impresa è capace di promuovere un’idea di futuro come quella che descrivi, perché il lavoro sta cambiando e se penso al futuro drl lavoro vedo isolamento e competizione e poche possibilità di crescita culturale – grazie per le tue riflessioni

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