Uscire dalla zona di comfort o allargarla?

Nella scorsa settimana si è conclusa una esperienza molto positiva, che per qualche mese mi ha creato una sensazione di disagio. Quelle situazioni in cui ci si sente inadeguati, ma si cerca comunque di ottenere il massimo dall’esperienza. La sfida era la realizzazione di un lungo percorso formativo per professori delle scuole superiori, un percorso sulla didattica per competenze utilizzando la metodologia e gli strumenti del LEGO Serious Play.
Ma cosa potevo insegnare io sulla didattica per competenze? Nessuna base teorica, solo esperienze e pratica. E poi dovevo farlo con il LEGO Serious Play, uno strumento che ormai padroneggio, ma che forse per dei professori delle scuole superiori rischiava di sembrare distante e per bambini…
La positiva chiusura del percorso di formazione, molto apprezzato anche dagli allievi, mi ha permesso di fare qualche ragionamento su un tema sul quale spesso mi interrogo nelle mie attività: la zona di comfort.
Cos’è la zona di comfort? Ecco una definizione da Wikipedia: ‘Lo stato comportamentale entro cui una persona opera in una condizione di assenza di stress e ansia.’
Non male vero? e chi me lo fa fare di uscire dalla zona di comfort? Senza ansia e senza stress…definiamo un costo e nella zona di comfort ci pianto la tenda…
Ho provato a fare una riflessione ulteriore che vada oltre al pensiero della zona di comfort come un’area di “sicurezza” e “stabilità” senza ansia e stress. Ho provato a pensare alla zona di comfort come ad un giardino recintato, tutto quello che c’è dentro il praticello lo conosco molto bene, quello che c’è al di là della staccionata è un mistero e poco importa che possa cambiarmi la vita in meglio, visto che non so di cosa si tratta, spaventa a prescindere. Se la zona di comfort ha la dimensione di un parco naturale, alla fine non me la passo tanto male, anche se rimango entro i suoi confini. Il problema sussiste nel momento in cui la zona di comfort è talmente piccola che inizio a vedere il cielo a strisce ed i paletti della staccionata bianca diventano i limiti di un perimetro dal quale non si riesce ad uscire.
Ecco in questi termini il concetto di “comfort zone” mi piace di più: la sfida portava e stress e ansia, ma è stata una opportunità di allargare la zona. Se fossi semplicemente ‘uscito’ da quella stessa zona ad un certo punto sarei dovuto rientrarci. La situazione mi ha fatto crescere, mi ha messo di fronte a nuovi modi di vedere la realtà, mi ha dato la possibilità di ‘mettermi alla prova’ in nuovi territori mai esplorati prima.
Ora la zona di comfort è un po’ più ampia di prima e forse l’esperienza mi ha fatto capire che in molte occasioni basta “allargare la staccionata” piuttosto che “sfondare il cancello per uscire”.

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