Learning by doing…and playing…

Utilizzare il gioco all’interno della formazione o non utilizzarlo? Il tema è controverso… Sebbene sia ampiamente accettato che i bambini molto piccoli abbiano bisogno di giocare, mentre progrediscono attraverso il sistema scolastico, con l’avanzare dell’età degli allievi, l’attenzione si sposta rapidamente alla misurazione dell’apprendimento. Nonostante il fatto che il gioco sia benefico per tutta la vita, supportando la creatività e la felicità, è ancora visto da molti nell’educazione come una frivola perdita di tempo, e non molto rilevante per un apprendimento appropriato.
In un recente articolo del Times Educational, uno psicologo ha sostenuto che il gioco nelle scuole dovrebbe essere limitato al parco giochi piuttosto che alla classe. Il gioco, per sua definizione, è realizzato per se stesso (o “intrinsecamente motivato”) e focalizzato su un’esperienza piuttosto che un risultato (“orientato al processo”).
Il gioco,  sostiene questo articolo, non si presta all’utilizzo in classe perché le attività scolastiche sono guidate dall’insegnante e quindi non intrinsecamente motivate, ma motivate dall’insegnante stesso. Le attività formative sono focalizzati su un prodotto finale – l’acquisizione di competenze e conoscenze – piuttosto che un processo.

Quanto riportato nell’articolo credo abbia un fondamento di buon senso che penso sia necessario tenere in conto: evidenzia la distinzione tra l’idea del gioco e la semplice azione di rendere le lezioni divertenti usando giochi o giocattoli. Il pericolo sta nell’ultimo tipo di approccio che mira unicamente a motivare gli studenti perché la motivazione non viene da dentro.
La cautela nell’uso generalizzato del gioco finalizzato all’educazione e formazione è una spinta a concentrarsi maggiormente sulla motivazione dello studente stesso.
In questi giorni ho avuto la possibilità di confrontarmi con numerosi professori delle scuole superiori attraverso l’uso del LEGO Serious PLay e questa esperienza mi ha fatto capire che forse è necessario uscire da un modello di formazione basato su programmi guidati dall’insegnante e dettati dall’esterno.

Ma se la formazione fosse diversa?
Immaginiamo invece una classe in cui l’apprendimento è dettato dagli interessi, dall’esplorazione, dalla curiosità e dalla sperimentazione degli studenti. Dove gli studenti lavorano insieme per rispondere a domande che sono rilevanti e affascinanti per loro. Dove non si aspettano di fare tutto bene la prima volta, ma possono imparare dai loro fallimenti e deliziare le loro scoperte. Dove l’apprendimento si basa su competenze e valori, ben oltre i limiti delle conoscenze verificabili e viene valutato dall’applicazione piuttosto che da test privi di significato. Non è questo, per definizione, giocare? Ma soprattutto, questa idea non è l’evoluzione del “Learning by Doing” verso quello che viene definito Work Based Learning o apprendimento in contesto lavorativo?

Secondo me c’è un’importante distinzione tra gioco come attività e giocosità come atteggiamento e le esperienze che sto facendo con il LEGO Serious Play me lo dimostrano costantemente. Giocosità significa essere aperti a nuove esperienze. Significa immaginare, in uno spirito di finzione, esplorando le possibilità.
Approcci di apprendimento giocosi incoraggiano lo sviluppo di discenti giocosi non solo attraverso l’uso di giocattoli e giochi, o anche approcci didattici basati sul gioco, ma attraverso lo sviluppo di valori giocosi fondamentali. La giocosità è la chiave per creare spazi per un fallimento positivo, qualcosa che l’attuale sistema di istruzione ignora, con il suo implacabile regime di test sin dalla tenera età (anche mio figlio di 7 anni è già sottoposto alle prove invalsi…)
Apprendere in modo giocoso non significa giocare, ma significa pensare che anche l’apprendimento in contesto lavorativo utilizzando un “approccio giocoso” sia lo spazio nel quale esprimere al meglio la propria creatività. E la creatività, ormai lo sanno tutti, è una delle soft skills maggiormente apprezzate dalle imprese alla ricerca di personale…

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