Vi racconto una pratica che a quanto sembra è abbastanza normale in consiglio comunale, ma…
L’innovazione è la chiave dello sviluppo
Un approfondimento in commissione lavoro sulle strategie per lo sviluppo, ne abbiamo parlato con il prof. Cerruti dell’Università di Torino.
“Il Piemonte è sotto la media europea in fatto di innovazione della produzione, mentre la produttività è cresciuta assai debolmente nell’ultimo quindicennio. I risultati in termine di occupazione, pertanto, non possono che essere negativi: solo politiche innovative possono generare posti di lavoro”.
Il professor Giancarlo Cerruti (Università di Torino) ha introdotto seccamente il dato di partenza del suo intervento, in apertura della riunione della Commissione per gli indirizzi produttivi del settore industriale dell’auto (commissione Automotive). Certo, ha aggiunto, pesano fattori esterni, dalle infrastrutture insufficienti alle sacche di inefficienza nelle amministrazioni pubbliche, fino ad una fiscalità piuttosto elevata: ma non possono essere assunti come unico elemento determinante.
Cosa può favorire l’innovazione nelle aziende? Il docente ha riassunto alcuni punti qualificanti, a cominciare dalla “capacità delle imprese di costruire reti – verticali e orizzontali – di collaborazione e business, nell’ottica di penetrare nuovi mercati ma anche e soprattutto di intensificare i processi di scambio di conoscenze e competenze”.
Ci sono poi quelle definite da Cerruti quali “eredità dinamiche”, ovvero la capacità di saper riutilizzare le proprie storia, cultura organizzativa e tecnologie ricombinandole in base alle nuove esigenze. Ancora, “serve la capacità di avviare progetti, nel campo della riorganizzazione produttiva, del lavoro e delle risorse umane, che siano impostati e perseguiti nel lungo periodo”: troppe aziende si sono avviate sulla strada delle innovazioni ma non hanno saputo mantenere nel tempo questa spinta, ha osservato il professore, anche perché le piccole e medie imprese, più fragili di fronte alla crisi e con risorse limitate, tendono a vivere l’innovazione come un lusso da potersi permettere e non come esigenza vitale.
Parlando di strategie innovative, è poi stato sottolineato, si intendono quelle di tipo sistemico, le uniche a produrre risultati duraturi, combinando il cambiamento su vari terreni tra loro interconnessioni: organizzazione del lavoro, relazioni industriali, tecnologia. A giudizio di Cerruti vi è nell’impresa nostrana un deficit di innovazione sociale, con il permanere di vecchi modelli di relazioni industriali e politiche del personale, fatto questo favorito anche “da una debole capacità propositiva delle organizzazioni dei lavoratori, in un segno conservatore che, nel campo delle relazioni industriali, accomuna proprietà e sindacati”.
E la Fiat, ancora oggi così determinante per l’assetto industriale dell’area torinese? Per Cerruti, l’azienda diretta da Sergio Marchionne sta effettuando cambiamenti importanti, coinvolgendo la rete dei propri fornitori sul territorio. Questo è positivo, ma si profila un modello innovativo standardizzato, mentre l’innovazione inevitabilmente deve seguire percorsi differenziati, per poter effettivamente sviluppare le potenzialità esistenti nell’area territoriale.