Il problema sono le auto o le bici?

Negli scorsi giorni andando in bici al lavoro come faccio sempre, ho incontrato due automobilisti che mi hanno invitato a scendere dalla bici perchè ero sulle strisce (ma non si sono resi conto che le strisce erano su una pista ciclabile e quindi da codice della strada potevo restare in sella)…questo atto per me ha un significato: sta passando il principio che il problema sono i ciclisti perchè non rispettano il codice della strada. La richiesta di comunicazioni sui ciclisti morti in incidenti stradali degli scorsi giorni, che abbiamo fatto insieme alla collega Fosca Nomis, non ha l’obiettivo di far emergere le responsabilità e le colpe (questo lo deve fare l’autorità competente…), ma a ribadire che le nostre città sono state pensate e progettate per le auto e non per la “mobilità sostenibile”. Per scelta anche in questa occasione, difendo il soggetto più debole della situazione e quello che è avvenuto in questi giorni dimostra in modo evidente che l’auto non è certo il soggetto debole della strada. Aumentare la protezione di chi sceglie l’auto rispetto a chi sceglie mobilità alternative all’auto privata penso sia una scelta che continua ad incentivare l’uso dell’auto privata rispetto ad altri mezzi…

Aggiungo ancora una riflessione rispetto alla proposta di far mettere le “bretelle catarifrangenti” ai ciclisti in orario serale. Tutto ciò che viene fatto per aumentare la visibilità del ciclista è chiaramente ben accetto, personalmente ho anche il berretto catarifrangente oltre a due luci davanti, due dietro e anche delle luci nei raggi delle ruote, ma non si può agire solo sul ciclista con l’obiettivo di evitare gli incidenti, è necessario agire anche sulle auto e sulla moderazione del traffico delle auto private. La proposta delle bretelle che mira a proteggere il soggetto debole della strada deve essere associata ad una azione che disincentivi l’uso dell’auto e la renda meno pericolosa, in che modo? Istituire zone 30 in tutti i controviali e nelle vie con una carreggiata inferiore ad una certa dimensione.

Le zone30 in questo senso possono essere una soluzione reale: nella zona 30 di Mirafiori la sensazione di sicurezza per chi circola in bici è elevata! E poi ancora finire di implementare il Biciplan. E’ tempo di ripensare alla prospettiva con cui ci si muove in città: ripensiamo le strade partendo dal presupposto che i soggetti favoriti nella circolazione siano il trasporto pubblico locale, le bici e i pedoni …dopodichè ci sono le auto private. In una città come Torino dove ci sono 550.000 auto private (a fronte di circa 900.000 abitanti), dove le bici corrispondono a meno del 10% della mobilità, forse il problema non sono i ciclisti “poco illuminati”, ed ogni ciclista sa quanti rischi corre nel suo percorso pur senza commettere infrazioni. Ripensare alla nostra Mobility Footprint significa anche pensare ad uno sviluppo sostenibile!

2 commenti

  • Franco Busetto

    Ciao Marco,
    mi piacerebbe poter fare un censimento e vedere quanti sono i ciclisti che girano “attrezzati” per la sicurezza come te…..
    Io giro spesso in città in macchina nelle ore buie e ti posso assicurare che di spaventi per ciclisti assolutamente invisibili , e pure veloci, me ne prendo tanti.
    Buon lavoro
    Franco

    • admin

      Questo è vero! Spesso i ciclisti sono spericolati e pericolosi anche per gli altri, ma questo tema attiene al rispetto del codice della strada. Io vorrei che la città fosse innanzitutto a misura di bici e di pedone.

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