Ascoltiamo ripartendo dai giovani.

In questo periodo ho avuto l’occasione di incontrare molti giovani, in gruppi ristretti, fuori dai riflettori o in gruppi più ampi per raccontare la loro idea, il loro sogno le loro speranze…il mio lavoro mi dà la possibilità di incontrare ogni giorno studenti, giovani lavoratori, startuppers, neet,… Mi sono reso conto sempre di più, per quanto mi fosse già evidente dal mio lavoro, che i giovani hanno, in generale, una gran voglia di mobilitarsi. Cercano occasioni per mettersi alla prova e mostrare che grazie al loro contributo le cose possono cambiare. Vale in tutti gli ambiti, nella vita privata, nel mondo del lavoro, nella partecipazione sociale e in quella politica. I Millennials sono però una generazione non facile da coinvolgere, pur presentando una forte domanda di partecipazione. Rispetto alle generazioni precedenti funziona molto meno il senso di appartenenza ad una associazione o a un partito. Viceversa, sono più disposti a spendersi su istanze specifiche, per il loro valore in sé e per il tipo di protagonismo che consentono di esprimere.

A me risulta evidente che nelle nuove generazioni l’appartenenza è più fluida rispetto a quella dei propri genitori, credo che tutto questo sia parte di un processo riflessivo all’interno del quale tutto viene rimesso continuamente in discussione. Anche il loro voto è, di conseguenza, molto più fluido e quindi ancor più prezioso quando il risultato finale è incerto. Qualsiasi sia stato il loro comportamento elettorale passato, possono oggi tranquillamente non votare,  votare convintamente per un candidato, votare contro per protesta. Possono anche decidere all’ultimo momento e far saltare tutte le previsioni, come è già accaduto in passato con buona pace dei sondaggisti. Credo che la partecipazione sociale e politica dei giovani mescola ragione ed emotività. Penso che a contare sia la concretezza e l’autorevolezza di chi presenta l’offerta, ma anche il saper toccare i temi giusti con le corde giuste e il saper coinvolgere. Questo è il motivo per cui in questo periodo di campagna elettorale vorrei dedicarmi alle generazioni più giovani, perchè di loro non parla nessuno, ma loro hanno una gran voglia di parlare e di sentirsi utili, coinvolti e protagonisti. Saremo/sarò capace di ascoltare a tal punto da rendermi portavoce? Sarò capace di ascoltare senza per forza tradurre e filtrare da adulto quanto viene espresso? Sarò in grado di amplificare la loro voce senza distorcerla? Ci provo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *