Una città intelligente diffusa

Riflessioni sulla proposta di legge per mettere in rete risorse pubbliche e private.

Lo scorso 9 maggio, al Campus Einaudi, abbiamo discusso sulla proposta di legge per favorire l’innovazione e lo sviluppo tecnologico delle città (la cosiddetta “legge smart city”, n. 3571). L’iniziativa, che ho organizzato insieme a Fosca Nomis e all’incubatore dell’università torinese 2i3T, ha coinvolto numerosi docenti, start up e la prima firmataria della proposta, on. Silvia Fregolent.
Il provvedimento, per primo in Europa, ha l’obiettivo di mettere a sistema le relazioni tra pubblico e privato, dando vita a Campus di innovazione sperimentali e Fondazioni di diritto privato, che possano promuovere la raccolta di fondi pubblici e privati e stipulare contratti, intese o accordi con soggetti pubblici e privati, oltre a prevedere specifici assegni di ricerca. Così da non polverizzare le risorse disponibili e facilitare la funzione di supporto e monitoraggio da parte delle Amministrazioni, in stretta collaborazione con Università e Centri di ricerca. Spesso, infatti, accade che il pubblico debba intervenire ex post, magari attraverso le decisioni di un Tribunale (il caso Uber Pop insegna), invece di accompagnare i percorsi di innovazione, dando certezze e un quadro legislativo chiaro a imprenditori e investitori.
La legge intende valorizzare il territorio, partendo da Comuni, Città metropolitane e aree vaste, con un coordinamento nazionale dei processi di innovazione e sviluppo in capo all’Unità nazionale per lo sviluppo delle smart city (da attivare presso il Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri), un Registro delle smart city e un Pianonazionale triennale.
Torino saprà fare la sua parte e cogliere le opportunità che una smart city può offrire agli abitanti dell’area metropolitana e a studenti, ricercatori, imprese e investitori di tutta Italia e dall’estero.
Negli incontri organizzati in questi mesi, con decine di start up, incubatori, aziende, associazioni e docenti universitari, ho visto un tessuto imprenditoriale, economico e sociale pronto: come amministratori abbiamo l’impegnativo compito di definire le strategie, sviluppare relazioni e politiche di condivisione, per vincere le resistenze e innovare i processi, a cominciare dalla Pubblica Amministrazione, dalla formazione scolastica e universitaria e dalla riqualificazione ambientale e urbanistica. Torino è da sempre una città reattiva e aperta al cambiamento: sapremo vincere anche le sfide delle smart cities e, come già avvenuto in passato, trainare il Nord Ovest in una ripresa caratterizzata da innovazione, in primo luogo sociale, e sostenibilità.

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