Ripensare alla mobilità sostenibile e al trasporto pubblico

Abbiamo già fatto molto, ma penso che i problemi di inquinamento che si evidenziano nei periodi meno piovosi diano il segnale che Torino deve ancora lavorare sulla mobilità sostenibile. Car e bike sharing sono in continuo aumento, ma trasporto pubblico, piste ciclabili e sistemi di interscambio tra i vari mezzi presentano diverse criticità da superare.

Vorremmo una città dove auto, ciclisti e pedoni possano convivere pacificamente, ma dove la progettazione parta con lo sguardo al soggetto più debole.

Da ciclista, vorrei una città dove una pista ciclabile non si interrompe all’improvviso, ma fa parte di una rete (Bici Plan), e dove la pulizia e manutenzione dei percorsi ciclabili vengono programmate e attuate sistematicamente.

Riprenderei il progetto delle aree pedonali (almeno una per ogni Circoscrizione) per immaginare un traffico diverso e una mobilità più dolce, in particolare per chi va ed esce da scuola.

Abitando in una zona30, penso sia importante sperimentare le zone 30 km/h in tutti i controviali della città, per garantire maggiore sicurezza a pedoni, ciclisti e motociclisti e provare a chiudere interamente al traffico uno o più controviali, d’intesa con gli abitanti del quartiere e le Circoscrizioni.

Si potrebbe anche pensare ad un mobility manager tra i dipendenti di ogni Circoscrizione, per attuare le nostre proposte, valorizzando così anche risorse interne dell’Amministrazione che conoscono bene il territorio, indipendenti rispetto a ogni scelta politica.

Tutte le forme di sharing (Car & Bike) possono essere una risposta alla domanda di mobilità, ma la risposta strutturale deve partire da una riforma del Trasporto Pubblico Locale che riveda l’organizzazione delle linee a partire da un approccio moderno e non più basato su una organizzazione delle linee che risale ancora all’inizio degli anni ’90. Gli strumenti “smart” a disposizione della nostra città per monitorare il traffico, gli spostamenti, i tempi di percorrenza (5T è un esempio di questa capacità) rendono Torino una delle città dalle quali partire per pensare ad una mobilità intelligente che abbia il punto di partenza nel trasporto pubblico che deve essere la prima risposta alla domanda di mobilità. L’auto privata non può che diventare l’ultima opzione! Penso che riprendere in mano il progetto del Politecnico che ripensava il trasporto pubblico in modo innovativo adattandolo progressivamente alle richieste dei cittadini agendo sulla frequenza dei passaggi, sulla presenza di “linee forti” e sulla distanza tra le fermate possa essere una delle priorità dell’agenda del centro sinistra. #nonfermiamociqui

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