Una stampa 3D dei nostri pensieri

A volte osservo mio figlio che sta imparando in prima elementare le basi della matematica e mi stupisco di quanto abbia la necesità di utilizzare le mani per contare e forse a scuola gli stanno dicendo che devono cercare di usare la mente e non le dita. Guardando i bambini però si osservano tante caratteristiche valide anche per noi grandi.

La nostra capacità di pensare e di ragionare è stata addestrata e testata in situazioni reali che hanno sempre limitato la nostra capacità di usare le nostre mani, ricordo innumerevoli esercizi fatti a mente quando studiavo per diventare ingegnere. A scuola, i bambini imparano rapidamente a contare “nelle loro teste”, senza usare le loro dita come base di calcolo. All’università, viene chiesto agli studenti di affrontare gli esami “chiusi”, basandosi solo su quelle informazioni immagazzinate nella memoria. I candidati di lavoro fanno test di intelligenza durante i quali la loro interazione con il mondo è limitata a una casella di spunta  per contrassegnare le loro risposte selezionate. L’ipotesi implicita che sostiene queste pratiche è che il comportamento veramente intelligente deriva dalle parti interne del cervello e dal solo cervello.

Naturalmente gli educatori sono ben consapevoli del fatto che i puntelli sono un grande aiuto nell’insegnare ai bambini piccoli a ragionare con i numeri e risolvere i problemi. Allo stesso modo, i neuropsicologi usano i puntelli per valutare la perdita di memoria negli anziani. In altre parole, è accettabile impegnarsi con il mondo materiale per sostenere il tuo pensiero se le tue capacità mentali stanno ancora sviluppando o se stai perdendo i tuoi poteri cognitivi. Per il resto di noi, però, è visto come un segno di debolezza cognitiva.

È questa visione che vogliamo sfidare, rifiutando la metafora della mente come computer secondo cui i pensieri emergono in ultima analisi dal trattamento del cervello di informazioni provenienti dal mondo esterno. La conseguenza insidiosa di questa metafora implica che simulare una situazione nella tua testa mentre pensi, sia equivalente a vivere in quella situazione. In entrambi i casi, la tua risposta dipenderà solo dal modo in cui il tuo cervello elabora le informazioni.

Ho avuto l’opportunità di conoscere e approfondire ricerche nelle quali si è cercato di mettere in discussione l’ipotesi precedente. Quello che emerge è che i pensieri, le scelte e le intuizioni delle persone possono essere trasformati da interazione fisica con le cose. In altre parole, pensare solo al tuo cervello – come un computer – non è equivalente a pensare al tuo cervello, ai tuoi occhi e alle tue mani – come spesso fanno gli esseri umani.

Nel corso della risoluzione dei problemi, naturalmente, ci teniamo a reclutare manufatti e manipolarli per aumentare e trasformare la nostra capacità di pensare e di spiegarci. Il pensiero è fondamentalmente relazionale: si sviluppa lungo una serie di cambiamenti fisici nell’ambiente che a volte colpisce e talvolta è influenzata da una serie di cambiamenti biologici nel cervello.

La ricerca che citavo prima fa emergere in modo evidente che di fronte alla soluzione di un problema complesso le probabilità di successo aumentano se le persone chiamate a risolverlo, possono usare oggetti in grado di puntellare i loro pensieri.

Ultimamente come sapete mi capita spesso di utilizzare il LEGO Serious Play per fare attività di formazione e approfondimento con le imprese ed ogni volta mi stupisco di quanto i la costruzione dei modelli aiuti le persone a dare forma ai loro pensieri, quasi come se fosse una stampa 3D dei concetti che stanno nella mente. Ogni volta la riflessione accompagnata dall’opera delle mani fa emergere strade e prospettive nuove oltre ad evidenziare la personalità e le attitudini delle persone. Vedere le persone con le loro mani all’opera con i mattoncini mi ricorda molto quando osservavo per giorni interi mio zio che costruiva oggetti in legno, ho sempre apprezzato la sua capacità creativa che pensavo derivasse semplicemente da una sua attitudine. Oggi inizio a credere che quella capacità creativa fosse costantemente alimentata dalla sua manualità e dalla costruzione di quegli oggetti con i quali interagiva con l’ambiente esterno.

La prossima volta che mio figlio conterà con le dita, o vedrò i miei colleghi diffondere informazioni sul loro tavolo e sulle pareti con post it colorati appunti e collegamenti, mi sentirò più rassicurato: non sono limitati nella loro capacità di pensare, ma stanno migliorando la loro capacità di pensare.

La nostra mente non pensa come un computer, pensa agli oggetti (compresi i computer) e alle persone che ci circondano. La nostra capacità di pensare e di ragionare bene in un determinato momento dipende tanto dalle nostre abilità cognitive quanto dalla ricchezza  di oggetti materiali con i quali sostenere il nostro pensiero e il nostro processo decisionale.

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